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venerdì 3 luglio 2020

Un'intervista ad Andrea Zhok

Andrea Zhok ha da poco pubblicato "Critica della ragione liberale" (Meltemi), un testo di grande interesse. In questa intervista si possono ritrovare molte delle idee che vengono approfondite nel testo citato:

http://bollettinoculturale.blogspot.com/2020/06/intervista-al-professor-andrea-zhok.html

sabato 23 maggio 2020

Davanti agli occhi

Parole chiare ed efficaci di Francesco Piccioni. L'unica osservazione che posso aggiungere è che, purtroppo, non basta constatare l'incompatibilità fra vita e capitalismo, occorrerebbe anche sapere come uscirne (dal capitalismo, non dalla vita, s'intende). Sarebbe necessario scorgere nella realtà sociale le potenzialità di un modo di produrre, di vivere e di convivere alternativo al capitalismo. Poiché non è dato intravedere tali potenzialità, l'unica previsione ragionevole sembra quella che il capitalismo percorrerà fino in fondo la sua strada di distruzione e autodistruzione.



https://contropiano.org/news/politica-news/2020/05/16/vita-capitalismo-incompatibilita-si-vede-0128018

lunedì 11 novembre 2019

Un'intervista a Michael Hudson



http://bollettinoculturale.blogspot.com/2019/11/intervista-al-professor-michael-hudson.html


Notevole il passaggio:

"Quando è minacciato da delle idee economiche di sinistra, il Partito Democratico sposta l’attenzione verso l'identità sessuale, l'identità razziale ed etnica – qualsiasi identità eccetto quella di avere in comune l’essere salariati!"


Sta parlando di quel Partito Democratico. Come si dice, tutto il mondo è paese...

venerdì 17 maggio 2019

Il capitalismo contro la civiltà e la vita

Lo stadio necrotico del capitalismo contemporaneo impone il suo superamento. Lo stravolgimento della dinamiche dei sistemi biologici ed ecologici, di cui il cambiamento climatico è solo uno degli aspetti, è un fondamentale argomento a favore del superamento dell'attuale organizzazione economica e sociale.

http://contropiano.org/news/ambiente-news/2019/05/07/osare-dichiarare-la-morte-del-capitalismo-prima-che-ci-trascini-tutti-con-se-0115194

sabato 16 marzo 2019

Sull'orlo del precipizio


Sul numero di Marzo 2019 del mensile "L'altrapagina" appare una intervista agli autori di questo blog. L'abbiamo rielaborata per farne un articolo per il blog. Qui trovate il sito della rivista (dove mi sembra non appaiano i numeri recenti). Ringrazio l'amico Maurizio Fratta per averci dato questa opportunità M.B.



La maggiore urgenza del mondo contemporaneo è probabilmente quella della “conversione ecologica”, per usare il titolo di un bel libro di Guido Viale. È cioè necessario, per preservare un livello decente di condizioni di vita, ed anche di civiltà, una profonda ristrutturazione della nostra organizzazione economica e sociale, che renda il nostro modo di vivere, produrre e consumare compatibile con la preservazione degli equilibri ecologici del pianeta.
Ma questo fondamentale passaggio di civiltà è impossibile all’interno del mondo capitalista.
Il modo di produzione capitalistico, infatti, è essenzialmente un processo di accumulazione senza fine, che per potersi perpetuare, è inevitabilmente spinto a oltrepassare ogni limite, sia esso di tipo sociale o ambientale.
Ma accettare il fatto che l’attività umana debba essere compatibile con i ritmi biologici ed ecologici del pianeta significa appunto prendere atto che vi sono dei limiti che non devono essere superati. Modo di produzione capitalistico ed ecologia sono quindi essenzialmente in contraddizione fra
loro, e le conseguenze del superamento dei limiti ecologici cominciano ad apparire evidenti nella stessa vita quotidiana. Il mutamento climatico è ormai una realtà con la quale fare i conti, ma si tratta solo della più evidente fra le tante minacce che l’attuale organizzazione economica e sociale sta portando alla vita e alla civiltà degli esseri umani.

lunedì 21 gennaio 2019

In un mondo senza speranza




I. Queste riflessioni partono da un presupposto che mi limito qui ad esporre rapidamente senza argomentazioni. È mia convinzione che siamo avviati ad un declino di civiltà causato da due elementi fondamentali: da una parte l’emergere sempre più netto del carattere distruttivo, nei confronti di società e natura, dell’attuale organizzazione sociale, dall'altra la totale assenza di una forza sociale che seriamente e concretamente contesti questa distruttività e inizi a costruire vie alternative. Lo scenario globale dei prossimi decenni sarà cioè, a mio modesto avvisto, uno scenario di degrado e fine di una civiltà, senza speranze di un mondo migliore. È questa la situazione in cui ci accade di vivere. Non sto affermando che ci avviamo alla fine definitiva della civiltà umana o addirittura della specie umana. Sto affermando che le persone presenti sulla faccia della terra oggi, inizio 2019, vivranno l'intera loro vita in una fase di crisi e declino e non potranno scorgere nella realtà elementi di una diversa organizzazione sociale. Ammesso che sia così, appare inevitabile porsi il problema del senso da dare alla propria vita, in un mondo senza speranza.

domenica 9 settembre 2018

Lo sviluppo e le ideologie politiche della modernità


(Qualche giorno fa ho tenuto una conferenza su invito dell'Arci di Rovigo, che ringrazio. Il testo seguente è lo schema che mi ero preparato come traccia. Non è un vero e proprio articolo, ma penso possa avere qualche interesse. M.B.)




La nozione di sviluppo e le ideologie politiche della modernità


Premessa: bisognerebbe dare delle definizioni rigorose di parole come sviluppo o crescita. Ma sarebbe pesante farlo all’inizio, quindi eventualmente lo facciamo nel corso del dibattito, se ne emerge la necessità. Per il momento userò la nozione di sviluppo nel senso intuitivo di sviluppo economico (aumento della produzione di beni, oggi identificata con la crescita del PIL) e di sviluppo tecnologico (aumento della potenza di intervento umano sulla natura). 


Due tesi fondamentali: 1) lo sviluppo è alla base di tutte le ideologie politiche della modernità, cioè è alla base di destra e sinistra. 2) La dinamica interno allo sviluppo porta al superamento di destra e sinistra, e questo sia nel caso di una “fine dello sviluppo” (esito possibile ma non certo) sia nel caso di un proseguimento dello sviluppo nella forma attuale.

domenica 2 luglio 2017

Promesse tradite

Ogni tanto mi capita di trovarmi d'accordo con articoli del blog "Militant", e di segnalarli. Questa volta segnalo un loro articolo per un motivo un po' diverso. L'articolo è il seguente

http://www.militant-blog.org/?p=14518#more-14518

E' intelligente e ben scritto, come sempre. Ma stavolta mi sento in netto dissenso, e la chiarezza di questo testo mi aiuta a precisare il mio dissenso: l'autore (uso il singolare per comodità, non so se si tratti di uno o più autori) infatti pensa che il problema della società attuale siano le "promesse tradite" del capitalismo. Pensa cioè che "le dinamiche di globalizzazione e i processi di tecnologizzazione delle competenze" rappresentino qualcosa di positivo che il capitalismo distorce in nome del profitto. Se è corretto quanto ho appena detto, siamo di fronte al limite teorico di fondo di tutta la sinistra storicamente esistita, di cui ho già parlato a lungo in altri luoghi. Per non farla lunga, a "Militant" si può rispondere che nel tempo presente il problema non è più il "tradimento delle speranze"" da parte del capitalismo, sono proprio le speranze che esso suscita che è necessario rifiutare. La proposta della decrescita ha appunto questo senso. Il fatto che persino un blog come "Militant" mostri questa sostanziale sudditanza teorica al pensiero dominante, indica che probabilmente non sorgerà nessuna forza capace di vera opposizione, e la società attuale percorrerà fino in fondo il suo tragitto di dissoluzione.

mercoledì 25 gennaio 2017

mercoledì 11 gennaio 2017

Capitalismo e liberalismo

Alcune considerazioni che trovo interessanti, di Fabrizio Marchi:


http://www.linterferenza.info/editoriali/capitalismo-liberalismo-potrebbero-divorziare/


Sono anch'io dell'opinione che il capitalismo, arrivato alla fase del "capitalismo assoluto", tenda a mettere in mora molti aspetti che erano tipici delle società liberali. Si tratta di temi che andrebbero approfonditi.