sabato 30 dicembre 2017

Stato, sovranità, libertà, guerra (P. Di Remigio)

(Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Paolo Di Remigio, che appare anche su "Appello al popolo". M.B.)





LA MORALITÀ NELLA GUERRA

Paolo Di Remigio

Viviamo una fase storica di pericolosa intensità ma da una posizione periferica; ancora incapaci di fare storia, dobbiamo almeno riscattarci con lo sforzo di osservarne il movimento dal punto di vista della migliore tradizione europea. L’egemonia anglosassone, fondata su una forza militare inaudita, sul potere di emettere a volontà la moneta di riserva internazionale, sul controllo delle risorse energetiche mondiali, sembra andare verso la crisi; la Cina e la Russia sembrano in grado di scoraggiarne l’illimitata aggressività, costruiscono un sistema monetario alternativo e dispongono di un accesso autonomo alle risorse energetiche; esse stanno costituendo un’alleanza mondiale eterogenea, senza prospettive millenaristiche, al solo scopo di porsi fuori dalla portata delle armi brandite dagli Stati Uniti, realizzando quell’indipendenza dall’impero che altri tentarono senza riuscirvi per debolezza militare.
Tanto più asfissianti diventano, con la decadenza dell’egemonia anglosassone, i vapori della sua ideologia sugli Stati vassalli. Si tratta di un’ideologia imperiale, fondata dunque su un universalismo e su un pacifismo entrambi contraddittori: a differenza dell’universalismo autentico, che è un nesso cooperativo delle nazioni nella loro sovranità, l’universalismo imperiale contiene l’affermazione di un primato di una nazione sulle altre, l’idea che una sola nazione sia necessaria; il pacifismo imperiale contiene il facile ricorso a una violenza illimitata che non è guerra, ma operazione internazionale di polizia decisa a livello di esecutivo.
L’ideologia dell’impero anglosassone che pervade i mezzi di comunicazione, la scuola e la cosiddetta cultura comporta una condanna senza processo delle nozioni di Stato sovrano e di guerra; esse sono trattate come residui di un passato tenebroso, un’eredità del fascismo, da cui ci si è staccati per entrare in un presente radioso e ridondante di speranze. Quanto però al presente, mai come ora gli Stati Uniti accarezzano la tentazione di incenerire la maggior parte degli uomini in un’orrenda ecatombe nucleare; mai come ora i diritti a cui è legata la dignità della persona – la famiglia, il lavoro, la proprietà – sono negati e addirittura diffamati: la prima dall’enfasi sulla volubilità del desiderio, il secondo dalla precarietà e dalla disoccupazione, la terza dall’onnipotenza delle banche too big to fail. La confutazione che i fatti oppongono all’ideologia imperiale induce a un’indagine per riscoprire in cosa consista la nozione di sovranità – un’indagine radicale che non tema di affrontare il suo legame con il fenomeno della guerra.

venerdì 22 dicembre 2017

Sestri politicamente corretta


A Sestri Levante sono  proibite le manifestazioni dell'estrema destra. Inoltre, a Sestri "sarà impossibile anche avere luoghi da trasformare in sedi per movimenti che si ispirano all'estrema destra o che abbiano posizioni razziste, omofobe e antisemite". Il sindaco o sindaca Valentina Ghio precisa che si tratta di dare "sostegno ai valori iscritti nella nostra Costituzione". Che strano, io l'avevo capita diversamente, la nostra Costituzione

Art.3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali

Art.21: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione





http://www.ansa.it/liguria/notizie/2017/12/21/sestri-nega-spazi-a-iniziative-di-destra_e066b342-ba77-4c25-b6ea-d1864bebc253.html

giovedì 14 dicembre 2017

venerdì 8 dicembre 2017

Un problema tecnico?

Laura Castelli, deputata 5 stelle con competenze economiche, non sa cosa votare nell'eventualità di un referendum sull'euro. Aggiunge che quello dell'euro non è un problema politico ma un problema tecnico. Se questi sono gli antisistema, poveri noi...

https://video.repubblica.it/politica/la7-l-onorevole-castelli-e-il-referendum-sull-euro-voterebbe-si-o-no-non-lo-so/291657/292266?ref=RHRD-BS-I0-C6-P2-S4.6-F3

giovedì 7 dicembre 2017

Illusioni a 5 stelle

Se Di Maio crede a quello che dice, è davvero un illuso. Non posso dire che tutto questo mi faccia piacere, è leggermente deprimente passare anni a sgolarsi su euro/UE e scoprire che nulla è passato nella testa di costoro, che dovrebbero essere quelli aperti alle idee e critici verso "il sistema".

http://www.lastampa.it/2017/12/07/italia/politica/di-maio-c-una-guerra-sociale-in-corso-solo-leuropa-pu-salvarci-KrosEDOBBMgxCyJBEZNeSL/pagina.html

venerdì 1 dicembre 2017

La Banca centrale negli USA, parte seconda (P.Di Remigio)

(Riceviamo e volentieri pubblichiamo la seconda parte dello scritto di Paolo Di Remigio sulla storia della Banca centrale negli Usa. La prima parte si trova qui. M.B.)




La nascita della Federal Reserve

Paolo Di Remigio

I primi elementi[1] del Sistema della riserva federale, la banca centrale degli Stati Uniti, furono posti nel 1863, quando il Congresso statunitense con il ‘National Banking Act’ e il ‘National Currency Act’ determinò la centralità finanziaria di New York. Alcuni centri bancari, come Chicago, St. Louis o Boston, furono designati come città della riserva nelle cui banche nazionali le banche regionali potevano tenere il 25% delle loro riserve minime obbligatorie in forma di depositi e banconote. Le banche nazionali di New York ebbero però uno status speciale e fu loro richiesto di tenere il 25% delle loro riserve di valuta legale in forma di monete o lingotti d’oro o d’argento. La legge designava la sola New York come ‘città della riserva centrale’, cioè la riconosceva come centro monetario nazionale. Poiché le banche locali e regionali potevano guadagnare interessi collocando i loro fondi nelle banche di New York, il capitale fluiva dalle banche regionali alle banche di New York provocandone la crescita abnorme.
A New York, oltre alle grandi banche nazionali, c’era anche un gruppo, piccolo ma molto influente, di banche private internazionali che non vendevano le loro azioni al pubblico e non erano dunque limitate agli affari locali. A differenza di quelle nazionali, queste banche non potevano emettere banconote; proprio perciò erano poco regolamentate, libere di fare affari ovunque trovassero opportunità. Negli ultimi decenni del XIX secolo queste banche d’investimento divennero enormi società bancarie internazionali come J. P. Morgan, Kuhn Loeb, Lazard Frères, Drexel e poche altre, organizzando da Londra e Parigi le più ampie operazioni finanziarie per la costruzione delle ferrovie americane e per l’espansione della grande industria attraverso i confini statali.
Nel primo decennio del XX secolo da questa élite della finanza internazionale emersero due giganti, il britannico Nathaniel Lord Rothschild della N. M. Rothschild & Co. e J. Pierpont Morgan della J. P. Morgan & Co., che dapprima lavorarono in stretta collaborazione - tanto che Morgan si limitava a rappresentare in modo discreto gli interessi dei Rothschild negli Stati Uniti -, poi divennero rivali alla fine del primo decennio del XX secolo, quando diventò chiaro che l’impero britannico era in declino irreversibile e Morgan cercò di costituire il proprio impero finanziario.
Alla fine degli anni ‘90 dell’Ottocento Morgan diventò il più potente banchiere del mondo, organizzando insieme a August Belmont, il rappresentante dei Rothschild negli Stati Uniti, il panico finanziario del 1893 per annichilire il ruolo monetario dell’argento, così abbondante negli Stati Uniti da non poter essere controllato dai banchieri, e per imporre il Gold Standard agli Stati Uniti. Approfittando inoltre dei fallimenti provocati dalla crisi di cui erano stati promotori, Morgan e Rothschild acquistarono a prezzi stracciati le più importanti società ferroviarie, così da poter controllare l’intera economia americana; nel frattempo, per coprire le loro manipolazioni, creavano e diffondevano con i loro giornali i miti della democrazia, dell’individualismo e del libero mercato.
Sconfitta la fazione dell’argento, a Morgan e al ristretto circolo di banche di New York e Londra sue alleate era aperta la strada per impossessarsi delle stesse finanze degli Stati Uniti: nel 1907 Morgan e Rockefeller organizzarono una nuova ondata di panico che avrebbe portato al ‘Federal Reserve Act’.