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giovedì 5 novembre 2015

La forza di Renzi


Dopo Italicum e Jobs act, Renzi ha ottenuto anche la cosiddetta riforma del Senato. Senza grosse difficoltà, in questo caso come nei precedenti. A Renzi sta riuscendo, con una certa facilità, ciò che Berlusconi ha tentato inutilmente (o quasi) di fare per vent'anni. Penso sia il caso si chiedersi le ragioni di questa forza. Per rispondere, bisognerebbe prima chiedersi le ragioni della “debolezza” di Berlusconi. Mettiamo“debolezza” tra virgolette, perché ovviamente la parola è da prendere cum grano salis. Berlusconi ha sempre avuto, ed ha tuttora, un grande potere, i cui vari aspetti diamo qui per noti. Osserviamo solo che la sua vita politica copre gli ultimi vent'anni: in questi vent'anni egli è stato al potere per circa dieci, ed è stato comunque influente anche negli altri dieci. Ma sono proprio i dati oggettivi che mostrano la reale forza di Berlusconi a porre con evidenza il problema. Come mai in vent'anni di attività politica ai massimi livelli egli non è riuscito a devastare la Costituzione, conculcare la democrazia e abbattere i diritti dei lavoratori in maniera così completa come è riuscito in pochissimo tempo a Renzi? La prima risposta che viene in mente è che Berlusconi era sì forte, ma ha anche suscitato contro di sé forti opposizioni. Il ceto politico si è sempre profondamente diviso, di fronte ai suoi tentativi di cambiamenti regressivi delle istituzioni. Ma perché? Non certo per motivi morali o ideali. L'attuale ceto politico non conosce né etica né idee. Poiché l'unica cosa che esiste, per l'attuale ceto politico, sono gretti interessi materiali, è evidente che il problema di Berlusconi stava nel fatto che egli non era in grado di soddisfare tutti questi interessi, o almeno una loro parte tanto consistente da dargli maggioranze capaci di fare ciò che ha fatto Renzi. In sintesi, non c'era trippa a sufficienza per tutti i gatti, o almeno per una loro parte consistente. E la lotta spietata per accaparrarsi le risorse dell'apparato statale rendeva impossibili accordi sufficientemente saldi da far passare grandi cambiamenti istituzionali. Ma cos'è cambiato con Renzi? È evidente che le risorse statali non sono aumentate. Perché adesso si riesce a coagulare un consenso del ceto politico?

sabato 3 ottobre 2015

Continua a piovere

Si parlava del tempo. Alluvione a Olbia, come due anni fa, e occorre abbattere un ponte appena costruito. Nel frattempo prosegue di gran carriera la creazione di un regime, come ci ricorda Calderoli perché gli altri si dimenticano di farlo. I due ordini di fenomeni mi sembrano collegati, il ceto politico più spettacolarmente cialtrone e incapace dell'intera storia dell'Italia unita sta cercando di garantirsi un futuro.
(M.B.)

giovedì 17 settembre 2015

Se queste cose deve dirle Calderoli



siamo davvero messi male...


Continuo a sentire che siamo venuti in Aula a causa del numero degli emendamenti presentati: vogliamo piantarla con l'ipocrisia? Si viene in Aula perché la maggioranza in Commissione non ha i numeri ed è fallito il tentato "tavolino" con la sua stessa minoranza interna: si viene dunque in Aula per tentare di trovare i numeri, magari attraverso una campagna acquisti, punto; diciamola chiara, la cosa. Poi, magari, è un caso che si sia ritardato il rinnovo delle Presidenze delle Commissioni o che non si siano nominati i ministri, vice ministri e sottosegretari mancanti: bisogna avere la mercé da rendere in cambio di quel voto che verrà dato e già ieri abbiamo visto le prime prove di quelli che si propongo e si vedono già come Ministri (...)
Quello che è accaduto nell'altro ramo del Parlamento è stato la devastazione della Costituzione: del senso di responsabilità dimostrato dal Senato, che si è autoemendato rispetto alle proprie funzioni e ai propri numeri, i colleghi della Camera si sono completamente dimenticati; anzi, 630 erano e 630 restano, e, anziché ridursi ad un terzo, come abbiamo fatto noi (Applausi dal Gruppo LN-Aut), hanno completamente privato il Senato, le Regioni e, per via economica, i Comuni di qualunque tipo di economia e soprattutto hanno rotto il sistema di pesi e contrappesi che esistono nel nostro assetto costituzionale.
Qualcuno può anche far finta di non ascoltare neppure, perché evidentemente ha di meglio da fare, ma se in una Costituzione gli organi di garanzia (cioè il Presidente della Repubblica, la Corte costituzionale, il CSM e tutto il resto) vengono eletti dal Parlamento in seduta comune e i senatori sono cento, mentre 630 sono i deputati, che sono espressione di una maggioranza politica, allora quegli stessi organi di garanzia sono eletti solo dalla maggioranza: e se in un sistema la maggioranza controlla gli organi di garanzia, esso prende il nome di "regime". Questo è ciò a cui stiamo andando incontro.


(dal suo discorso di oggi al Senato. Qui il link. Il corsivo nelle ultime righe è mio)