Si parlava del tempo. Alluvione a Olbia, come due anni fa, e occorre abbattere un ponte appena costruito. Nel frattempo prosegue di gran carriera la creazione di un regime, come ci ricorda Calderoli perché gli altri si dimenticano di farlo. I due ordini di fenomeni mi sembrano collegati, il ceto politico più spettacolarmente cialtrone e incapace dell'intera storia dell'Italia unita sta cercando di garantirsi un futuro.
(M.B.)
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sabato 3 ottobre 2015
domenica 6 settembre 2015
Piove
Settembre, piove, Roma va in tilt. Si è trattato di un'alluvione?
No, ma i tombini sono intasati e nessuno li pulisce, così le strade
si allagano. Evidentemente nessuno ha pensato sul serio
a prevenire questi problemi, che si ripetono ogni anno, al cambiare
delle stagioni. Lo stesso accade a Genova, dove abitiamo, e dove
recentemente le alluvioni sono arrivate davvero. Ne abbiamo già parlato. Chissà cosa succederà il prossimo autunno.
È evidente che i disastri causati dalle recenti piogge non hanno nulla di naturale, ma sono dovuti a incuria e trascuratezza da parte delle classi dirigenti, a tutti i livelli.
Siamo di fronte a un ceto politico che, in maniera perfino ostentata, è solo preoccupato dei propri affari e si disinteressa totalmente della vita reale dei cittadini. Tutte le funzioni fondamentali dello Stato sono trascurate, o meglio, usate solo in funzione di gretti interessi di gruppi limitati: Scuola, Sanità, Università, ciclo dei rifiuti, manutenzione del territorio e così via. Si tratta di macchine complesse, che in questi ultimi decenni hanno continuato a funzionare perché erano state ben costruite dalle generazioni precedenti, ma che adesso, dopo decenni di incuria, si stanno lentamente inceppando, con conseguenze sempre più gravi sulla vita quotidiana.
È evidente che i disastri causati dalle recenti piogge non hanno nulla di naturale, ma sono dovuti a incuria e trascuratezza da parte delle classi dirigenti, a tutti i livelli.
Siamo di fronte a un ceto politico che, in maniera perfino ostentata, è solo preoccupato dei propri affari e si disinteressa totalmente della vita reale dei cittadini. Tutte le funzioni fondamentali dello Stato sono trascurate, o meglio, usate solo in funzione di gretti interessi di gruppi limitati: Scuola, Sanità, Università, ciclo dei rifiuti, manutenzione del territorio e così via. Si tratta di macchine complesse, che in questi ultimi decenni hanno continuato a funzionare perché erano state ben costruite dalle generazioni precedenti, ma che adesso, dopo decenni di incuria, si stanno lentamente inceppando, con conseguenze sempre più gravi sulla vita quotidiana.
Per avere una immagine sintetica della
nostra realtà, possiamo ricorrere ai racconti dei primi esploratori
europei della Polinesia. Sembra che, arrivando nelle isole dei Mari
del Sud, i marinai occidentali abbiano rapidamente capito che, per
ottenere le grazie delle fanciulle locali, un mezzo rapido ed
efficace era quello di offrire, in cambio dei loro favori, del ferro, che era
sconosciuto agli indigeni. In particolare erano apprezzati i chiodi.
I marinai, come è prevedibile, si misero allora intensamente a
togliere dalle navi i chiodi che tenevano assieme le assi, finendo
per mettere in pericolo la tenuta delle navi e obbligando gli
ufficiali a prendere provvedimenti per impedire i furti di chiodi.
La macchina statale è certo molto più
complessa, e anche molto più solida e resistente, delle navi
settecentesche. Ma sono ormai decine d'anni che i ceti dirigenti si
comportano nella sostanza come quei marinai: rubano un pezzo qui, un
pezzo là, devastano (con le "riforme") oggi questa parte domani quell'altra, in ogni caso pensando solo al proprio tornaconto. La macchina ha
resistito per decenni, ma ormai sta cominciando a cadere a pezzi.
Da queste considerazioni si possono
ricavare almeno due osservazioni: in primo luogo, come abbiamo detto
altre volte, la corruzione delle classi dirigenti italiane non è un
fatto trascurabile e secondario rispetto ai grandi temi economici e
politici (o geopolitici): si tratta da una parte della forma precisa
in cui si esplica in Italia il dominio delle forze dominanti a
livello mondiale (e di questo abbiamo parlato in altre occasioni), e
dall'altra di una realtà che tocca direttamente la vita quotidiana,
attraverso il degrado di tutte le funzioni pubbliche che essa
implica. La seconda osservazione è che, proprio per quanto appena
detto, queste tematiche rappresenterebbero una leva potenziale di
resistenza e lotta, se esistesse una vera forza politica di
opposizione: proprio perché qui si tocca la vita quotidiana, proprio
per questo sarebbe possibile mobilitare, in difesa di livelli minimi
di servizi, tante persone che altrimenti sarebbero passive. Abbiamo
discusso a più riprese del “perché la gente non si ribella”. Alcuni
amici si chiedono “perché questo mortorio sociale?” Forse la
risposta potrebbe consistere proprio nel partire dalla lenta agonia
della vita quotidiana, la cui causa prossima (non quella ultima e
determinante) è proprio la corruzione della classe dirigente. Il
pericolo, altrimenti, è di lasciare che la rabbia e la paura di
fronte al degrado diventino alimenti per forze reazionarie oppure, ed
è forse peggio, per un lento imbarbarimento diffuso.
(Marino Badiale, Fabrizio Tringali)
Questo post è pubblicato anche su "Appello al popolo": http://www.appelloalpopolo.it/?p=14235
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