Pubblichiamo un intervento sulla scuola
di Paolo Di Remigio. Seguiranno altri interventi di altri autori, che
comporranno una “mini-serie”, per usare il linguaggio televisivo,
sulla questione della scuola. È probabile che anche in futuro il
blog si aprirà a contributi esterni, su varie tematiche. Si tratta
di una piccola novità, rispetto alle nostre abitudini. Penso sia
bene segnalare subito che i vari interventi “esterni” non saranno
espressione della “linea del partito”: il partito non c'è,
personalmente me ne dispiace ma non posso farci molto. I contributi
“esterni” saranno interventi rispetto ai quali da parte nostra
c'è un accordo generale, scritti da persone di cui abbiamo stima.
Ovviamente ciascuno è responsabile di ciò che scrive.
(M.B.)
LA
DIDATTICA CENTRATA SUL CLIENTE
Paolo Di Remigio
Il
ministro Giannini, di fronte alle proteste contro la riforma della
scuola, ha dichiarato alla stampa: “Sbagliato
protestare, l’autonomia è di sinistra; vogliamo una scuola
autonoma, responsabile e valutabile. Sono i principi della sinistra
italiana progressista e illuminata che già aveva indicato Luigi
Berlinguer”. È una frase che merita una riflessione.
“Sbagliato
protestare, l’autonomia è di sinistra”. Di fatto l’autonomia
scolastica è stata introdotta con un governo di sinistra, cioè
dalla legge Bassanini nel 1997 e dalla legge Berlinguer del 1999. C’è
però un problema: questi esponenti politici di sinistra attuavano
una politica di sinistra, cioè favorevole al progresso e
all’emancipazione dei lavoratori dipendenti, o addirittura volta
all’instaurazione rivoluzionaria della nuova società socialista?
No, affatto. La riforma Bassanini e quella Berlinguer sono volte ad
adeguare lo stato italiano all’impianto neoliberista dell’Unione
Europea. L’Unione Europea, anche a voler credere alle sue migliori
intenzioni, è condizionata nell’azione dalla Banca Centrale
Europea, autonoma dal potere politico, che per statuto persegue come
obiettivo fondamentale la lotta all’inflazione; ma si lotta
all’inflazione debilitando la domanda, quindi rallentando la
crescita economica così da aumentare la disoccupazione e diminuire i
salari; cioè lottare contro l’inflazione implica l’attacco al
tenore di vita e alla dignità dei lavoratori dipendenti, come vuole
la destra. L’Unione Europea è dunque di destra, e Bassanini e
Berlinguer, introducendo l’autonomia scolastica, pur continuando a
dichiararsi e a essere creduti di sinistra, erano al servizio di un
progetto di destra. A modo suo il ministro Giannini lo dice subito
dopo: “Sono questi i principi della sinistra italiana progressista
e illuminata”; in altri termini: l’autonomia è la riforma voluta
non dalla sinistra retriva e oscurantista, ossia fedele alla sua
tradizione, ma dalla «nuova» sinistra, quella che ha tradito i
lavoratori e si è impegnata a impoverirli e a umiliarli. In effetti,
i governi di destra, pasticciando le loro riforme, non hanno mai
messo in discussione l’autonomia scolastica.
La
proposizione: “Sbagliato protestare, l’autonomia è di sinistra”
contiene dunque un termine contraddittorio: la sinistra di cui parla
è una sinistra-destra. Agli insegnanti essa rimprovera l’incoerenza:
protestano contro la riforma Renzi, che dell’autonomia è il
semplice completamento, benché da quasi vent’anni si siano
adattati alla riforma dell’autonomia; ma è un rimprovero a cui è
facile ribattere che chi si appoggia a un fondamento contraddittorio
si priva del diritto di lamentarsi dell’altrui comportamento
contraddittorio. Non solo, richiamando le origini dell’autonomia
dalla sinistra progressista e illuminata, il ministro fa un secondo
passo falso: fa apparire la riforma dell’autonomia non estranea
alla degenerazione attuale della scuola italiana. Il ministro vuole
somministrare
la riforma perché la scuola non funziona; ma ammette che la scuola
che non funziona è quella che è già stata riformata. Quindi gli
insegnanti che protestano non sbagliano: nella riforma sentono non un
rimedio, ma l’esasperazione autoritaria di quel mutamento con cui
si è innescato il disastro della «scuola autonoma, responsabile e
valutabile», che distrugge la didattica e relega i giovani
nell’ignoranza. Manca però loro la consapevolezza di quale
specifico mutamento introdotto dall’autonomia scolastica sia
responsabile del degrado.