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sabato 9 gennaio 2016

Paolo Becchi esce dal M5S

Segnalo la seguente intervista a Paolo Becchi:


http://formiche.net/2016/01/05/grillo-casaleggio-5-stelle-paolo-beccjhi/


Mi sembra un intervento importante per capire le dinamiche interne al M5S, che al momento è l'unica opposizione realmente esistente. Quanto dice Becchi è in piuttosto preoccupante. Ritengo che l'ora della verità sarà rappresentata dai referendum costituzionali. Il dovere (e pure l'interesse, se ben inteso) del M5S è quello di condurre una lotta durissima e intransigente per non far passare le "riforme" costituzionali. Se il M5S non farà questo, sarà un colpo gravissimo per la democrazia di questo paese, del quale Grillo e Casaleggio porteranno la piena responsabilità.
Un'ultima osservazione sulle parole finali di Becchi, che lamenta l'istituzionalizzazione, forse inevitabile, del Movimento. "Istituzionalizzarsi" è il destino di ogni movimento, come il destino di ogni innamoramento è sfociare nell'amore adulto di coppia, o svanire. Il punto è come ci si istituzionalizza, e cosa si costruisce in questo processo: si è dato un contributo positivo alla civiltà oppure no? Istituzionalizzarsi diventando una stampella del PD è ovviamente diverso dal farlo mantenendo la propria indisponibilità a compromessi di basso livello. Insomma, se istituzionalizzarsi è inevitabile, non lo è il modo concreto in cui lo si fa: e questo dipende dalle concrete scelte politiche di un gruppo dirigente.
(M.B.)

sabato 14 novembre 2015

"Prima che sia troppo tardi" (2008)


Autocritica
Ripubblico un intervento scritto nel 2008 assieme a Bontempelli. In esso cercavamo di indicare quali potevano essere i punti fondamentali di una nuova forza politica in grado di lottare contro il degrado civile al quale ci sta portando l'attuale organizzazione sociale. Rileggendolo, mi sembra di poter affermare che le tesi fondamentali in esso esposte abbiano retto al passare del tempo, e che i punti che avevamo all'epoca delineato siano ancora validi. Certo, nel frattempo ho aggiunto alle mie riflessioni la tematica dell'uscita da euro/UE, ma non vedo nessuna contraddizione: quest'ultima tematica si inserisce senza problemi nello schema generale a suo tempo delineato. Sulla tenuta intellettuale, teorica, di quanto scritto da Massimo e me all'epoca, non mi pare ci sia quindi nessuna autocritica da fare. Diverso è il discorso per quanto riguarda la valutazione politica di questo documento. Nello scriverlo, infatti, assumevano implicitamente che avesse appunto senso scriverlo: cioè che vi fosse una possibilità concreta di nascita di una forza politica avente le caratteristiche delineate, forza politica alla quale le nostre riflessioni generali potevano essere utili. Rispetto a questa valutazione implicita penso adesso di poter affermare che ci eravamo sbagliati. In questi anni ho partecipato direttamente ad alcuni tentativi di costruzione di una forza politica di quel tipo, e altri ne ho seguiti indirettamente. Si è sempre trattato di tentativi generosi, portati avanti da persone oneste e serie, che non hanno in sostanza mai portato a nulla, dando luogo, nei casi migliori, a piccole realtà di nicchia del tutto ininfluenti (nei peggiori, sono esplosi fra scontri e dissapori vari). Si potrebbero fare lunghe analisi per capire i motivi di tutto ciò, e spero di poter dare qualche contributo a questo proposito in futuro. In ogni caso, la discussione su quali fossero nel 2008 le possibilità concrete di costruzione di una forza antisistemica del tipo delineato, è ormai oggi una questione del tutto accademica: infatti, qualsiasi fosse la situazione nel 2008, è chiaro che l'entrata in campo del Movimento 5 Stelle ha cambiato radicalmente i dati del problema, togliendo ogni spazio politico ad una formazione politica antisistemica. Ma allora, oggi in Italia, che fare? Se al verbo “fare” diamo un significato ampio, ci sono ovviamente moltissime cose che si possono fare, per cercare di diffondere le idee “antisistemiche”: usare la rete, parlare con gli amici e i conoscenti, organizzare incontri, gruppi di studio e di discussione, e così via: ognuno può immaginarsi le azioni di questo tipo più adatte alle proprie possibilità. Se invece per “fare” si intende, in senso più ristretto, l'azione politica, allora credo di poter concludere che l'unica cosa che si può fare, oggi in Italia, è o entrare nel Movimento 5 Stelle oppure cercare in qualche modo di influire sul suo dibattito interno. Con questo non intendo dire che si tratti di qualcosa di facile, o che ci siano molte possibilità di trasformare il M5S in un vero movimento politico anticapitalistico: dico solo che sono uguali a zero le possibilità di costruire qualcosa di sensato al di fuori del M5S. Questo, almeno nel breve e medio periodo, perché in questa fase il M5S ha occupato lo spazio politico dell'opposizione. E quello che succede nel lungo periodo, non credo ci sia bisogno di ricordarlo ai lettori di questo blog. Ho tardato a rendermi conto di questo, cioè del fatto che sono nulle le possibilità di costruzione di una forza politica antisistemica esterna al M5S, e su questo faccio la mia autocritica.
(Marino Badiale)



domenica 25 ottobre 2015

Un video e una discussione

Fiorenzo Fraioli ha pubblicato sul suo blog un video in cui propone alcune considerazioni un po' pessimiste. Poiché mi sento anch'io piuttosto pessimista in questo periodo, mi sono sentito in consonanza con lui. Il video è questo:


http://egodellarete.blogspot.it/2015/10/considerazioni-bombastiche.html


Io e Fiorenzo abbiamo avuto un breve scambio email, che, col suo permesso, pubblico qui.




MB:
ciao Fiorenzo,
avevi lasciato un commento su mainstream, ma avevamo deciso di non pubblicare più commenti lì, quindi l'ho pubblicato su badiale&tringali.
Ho visto il tuo video sul fatto che "si è perso un treno". Sono d'accordo con te, penso che segnalerò il tuo video con brevissimo commento. Secondo me i litigi fra sovranisti sono stati secondari, il vero problema è che il successo del M5S ha tolto per il breve/medio periodo ogni spazio ad altre forze di opposizione.
Ciao


FF
Ciao Marino, ti rispondo con un po' di ritardo anche perché in questo periodo l'esistenza mi è diventata un po' complicata. La vita è come il tempo, ogni tanto il cielo si riempie di nuvole. Ma sembra che stia per tornare il sole.
Non sono d'accordo con te sul fatto che il problema sia il successo del m5s. Infatti quando noi sovranisti abbiamo cominciato (diciamo nel 2011?) il m5s esisteva già. Dunque non dobbiamo misurarci con la crescita di un movimento in quel momento lanciatissimo, ma con la nostra mancata crescita. Dare la colpa al m5s significa, a mio parere, non assumersi la responsabilità di riconoscere i nostri limiti. Tolti, per ovvie ragioni, i problemi conseguenti alla mancanza di mezzi e all'incapacità di muoverci sul piano della comunicazione politica con l'abilità di consumati professionisti, il nostro vero limite è stato quello di non essere riusciti a costruire un universo che fosse almeno dialogante al suo interno. 
Ma questo l'ho già detto nel video. Mi piacerebbe conoscere meglio il tuo punto di vista, anche se dovessi insistere con la tesi che è stato il m5s a tagliarci l'erba sotto i piedi.
Un saluto, Fiorenzo


MB
Caro Fiorenzo,
la tua obiezione che il problema non è il m5s perché quando i sovranisti hanno cominciato esso c'era già, penso ci permetta di capire il punto del nostro dissenso. Infatti, mi sembra che essa indichi che il tuo ragionamento implicito sia come segue: il movimento sovranista aveva un'occasione storica e l'ha persa. C'è stato quindi un cambiamento nella situazione, e la responsabilità di questo cambiamento non può essere del m5s perché esso era già presente fin dall'inizio, cioè esso in questa vicenda è una grandezza costante e ciò che è costante non può essere la causa di ciò che cambia. Se questa ricostruzione del tuo ragionamento è corretta, è facile indicare il punto del nostro dissenso: io mi sono convinto che il movimento sovranista non ha mai avuto nessuna possibilità. Non ha quindi perso nessuna occasione. La presenza del m5s gli ha tolto, fin dall'inizio, ogni reale possibilità. L'unica cosa sensata che si poteva realmente pensare di fare era influenzare il m5s. Questo per me è un cambiamento di opinione, perché fino a poco tempo fa la pensavo diversamente.
Domani metterò una segnalazione del tuo video, potrei anche riportare questo nostro scambio email, se a te va bene.
Ciao


FF
Certo che a me va bene.
Ti faccio però osservare un particolare: quando parlo di occasione perduta non mi riferisco al fatto che il movimento sovranista potesse diventare una forza politica in grado di influire sugli equilibri elettorali, bensì alla possibilità di riuscire a trasmettere una narrazione dei fatti tale da essere un lievito. Una narrazione, rivolta alla sinistra "diffusa e orfana" ancora presente nel corpo sociale, che non fosse inquinata da polemiche e divisioni che hanno origine, prima ancora che da contrapposizioni ideologiche reali (quindi serie), da uno spirito settario che ricorda "sinistramente" le divisioni degli anni settanta. L'unità di misura di questa capacità non poteva che essere, a mio avviso, la nascita di un partito sovranista, sia pur destinato a percentuali minoritarie. Questo è il lievito che avevo in mente, e il lascito per le generazioni che ci seguiranno. Nell'azione politica, io credo, la cosa più importante è commisurare gli obiettivi alle forze disponibili, e questo obiettivo era a portata di mano. Era...



giovedì 21 maggio 2015

Il Movimento 5 Stelle ha un'occasione storica

Nel suo ultimo articolo, Marino Badiale ha chiarito quanto sia illusorio sperare che da quel che resta della sinistra politica italiana possa nascere una qualche forza capace di opporsi realmente alle forze dominanti.
Lo spazio politico che si è aperto alla sinistra del PD, sarà coperto da un soggetto politico formato da quelli con cui Renzi non vuol più avere a che fare. I vari Fassina, Civati, Vendola e Ferrero, capitanati da Cofferati (che si è accorto della degenerazione del PD solo dopo esser stato trombato) e sostenuti da Landini (che si è inventato per l'occasione una non meglio definita "coalizione sociale").

La domanda sorge spontanea: ma come è possibile che una tale accozzaglia di notabili senza credibilità possa dar vita ad un soggetto politico capace, probabilmente, di ottenere significativi risultati elettorali?

La risposta ha in parte a che fare con il famigerato "popolo di sinistra", i cui appartenenti hanno interiorizzato che essere di sinistra significa affermare di essere dalla parte dei lavoratori, della giustizia sociale, della pace, essendo però pronti a prendere a mazzate i lavoratori, devastarne i diritti e le condizioni di vita, e fare la guerra, non appena si raggiungono posti di potere.
Il "popolo di sinistra" è quindi ben disposto a votare quelli che fino a ieri, dentro al PD o alleati con esso, si sono resi corresponsabili di ogni nefandezza. 
Ma non è tutto qui.
Quel "popolo", infatti, è ormai ridotto al lumicino, ed elettoralmente è quasi irrilevante. Non possono essere certo né Fassina, né Civati, né Cofferati, a ridargli vigore. 
Tuttavia un ampio spazio politico ed elettorale "a sinistra del PD" si sta davvero aprendo. Renzi può essere accusato di tutto, ma non di nascondere i propri intenti. Il carattere antisociale del governo è ormai evidente ed anche molti fra quelli che non si fanno troppe illusioni sull'ennesima aggregazione di sinistra prossima ventura, in assenza di alternative, potrebbero votarla per cercare di indebolire l'esecutivo.
Una sconfitta alle elezioni regionali, in particolare in alcune realtà come la Liguria, costituirebbe un duro colpo per Renzi.

In questo quadro, appare evidente che il M5S sta gettando alle ortiche un'occasione storica.
Se l'ennesima operazione cosmetica della sinistra politica avrà un qualche successo, sarà perché esiste una quota non irrilevante di elettorato che ha a cuore valori tradizionali della sinistra, come la giustizia sociale, ma non è disposta a votare M5S nonostante esso sia vicino a quei valori, perché diffida (legittimamente) della sua contraddittoria organizzazione e della sua dipendenza dalla coppia di fondatori.

Il M5S è quindi di fronte ad un bivio: continuare a fare quel che ha sempre fatto, mantenendo la propria attuale identità, oppure lanciare il percorso verso un nuovo soggetto politico, aperto e partecipativo, capace di superare le tante ambiguità che il movimento ha mostrato di avere, a partire dal fatto di propugnare la democrazia diretta essendo però incapace di applicarne i principi al proprio interno, ed anzi essendo proprietà di due sole persone.

Purtroppo le scelte fatte in questa tornata elettorale indicano che il M5S ha imboccato la prima via, che a mio avviso può solo portare al declino del movimento stesso. 
La seconda strada, invece, porterebbe a conquistare lo spazio politico "a sinistra del PD" evitando che in esso si intrufolino i pezzi di ceto politico scartati da Renzi.
E' ovvio però che alla fine, i due fondatori del M5S perderebbero il loro potere. Ed è altrettanto ovvio che un tale percorso non vedrà mai la luce senza il loro consenso. 
Sta a loro scegliere se continuare a comandare il movimento, tenendolo sulla strada dell'irrilevanza, oppure se accompagnarlo in un percorso di emancipazione, al fine di costruire un soggetto politico di alternativa realmente partecipativo, le cui potenzialità sarebbero enormi.