venerdì 3 luglio 2020

Un'intervista ad Andrea Zhok

Andrea Zhok ha da poco pubblicato "Critica della ragione liberale" (Meltemi), un testo di grande interesse. In questa intervista si possono ritrovare molte delle idee che vengono approfondite nel testo citato:

http://bollettinoculturale.blogspot.com/2020/06/intervista-al-professor-andrea-zhok.html

martedì 30 giugno 2020

Una discussione sul valore-lavoro


(L'articolo di Paolo Di Remigio sulla teoria del valore-lavoro in Marx, che trovate qui,  ha stimolato un interessante commento a firma "Arturo". Paolo Di Remigio mi ha inviato una risposta ad Arturo che pubblico qui di seguito. Per completezza,  e per facilità di lettura, riporto anche il commento di Arturo. Grazie a entrambi per l'interessante discussione. M.B.)





Intervento di Arturo:

Un intervento che contiene certo spunti interessanti e anche condivisibili, ma in cui, a mio modo di vedere, emerge una debolezza di fondo: hai sostanzialmente separato la moderna economia di mercato dal capitalismo, sostituendo alla critica di quest’ultimo quella della retorica (che tale è) antistatalista liberale. In un commento mi limito a un paio di osservazioni, magari ci sarà occasione di riparlarne. Riguardo la teoria del valore da un lato accusi Marx di essere un ricardiano, dall’altro riconosci, perché è evidente, che nella logica dell’esposizione del Capitale è lo scambio a realizzare il lavoro astratto. Perché vederci una contraddizione deflagrante invece che un'incompleta purga concettuale, come fanno da decenni gli autori della Neue Marx Lektuere (ma l’aveva già detto molto tempo prima Rubin)? Non è evidente che per chi già scriveva in Per la critica dell’economia politica:

Il tempo di lavoro sociale esiste per così dire solo allo stato latente in queste merci e si manifesta soltanto nel processo del loro scambio. Non si parte dal lavoro degli individui in quanto lavoro comune, ma, viceversa, da lavori particolari di individui privati, lavori che soltanto nel processo di scambio, con l’abolizione del loro carattere originale, si affermano come lavoro sociale generale. Il lavoro generalmente sociale non è quindi il presupposto bell’e pronto, è bensì risultato in divenire.

domenica 28 giugno 2020

Riflessioni su sinistra radicale e crisi di civiltà


Un secolo di estrema sinistra
(lettere al futuro, 1)
Marino Badiale


I. Introduzione
L’organizzazione sociale capitalistica, che da decenni si è estesa all’intero pianeta, è ormai entrata in un fase di decadenza necrotica. Essa sta distruggendo, sempre più velocemente, i fondamenti stessi dell’esistenza di ogni società umana: il legame sociale fra gli individui e il legame metabolico fra natura ed umanità. Questa spirale autodissolutiva si tradurrà in un devastante crollo di civiltà, molto probabilmente entro la fine di questo secolo [1]. Sono del tutto convinto che non esista nel nostro mondo nessuna forza sociale capace di incidere su questa traiettoria mortifera, e quindi, in sostanza, che non ci sia niente da fare, se lo scopo che ci si propone è quello di prevenire il crollo della nostra civiltà. Ci si possono però porre altri obiettivi, rispetto ai quali in effetti c’è qualcosa da fare. Credo che uno scopo generale possa essere quello di salvare elementi di civiltà dal crollo futuro. Questo significa in primo luogo creare embrioni di comunità che possano attraversare i tempi bui che ci aspettano, comunità che siano informate dal tipo di valori, idee, riferimenti spirituali che pensiamo necessario provare a salvare. Naturalmente tali comunità dovranno per prima cosa sopravvivere, e non possiamo sapere cosa saranno in grado di trasmettere ai loro discendenti. La creazione di simili “comunità di sopravvivenza” è importante soprattutto per i giovani, che probabilmente vivranno buona parte della propria vita in una situazione di crisi sempre più grave, e per le persone dei ceti medi e bassi, che non avranno nessun’altra risorsa da utilizzare se non la solidarietà e l’aiuto reciproco.

mercoledì 24 giugno 2020

Una buona notizia

La Corte Costituzionale francese dichiara che la recente legge contro l'odio online è incostituzionale. E' una buona notizia per la libertà di pensiero. L'autore del post aveva parlato di questa legge in un post precedente sul "Fatto", che avevamo segnalato qui.


https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/23/odio-online-la-meravigliosa-lezione-della-consulta-francese-sulla-liberta-di-espressione/5843381/

lunedì 22 giugno 2020

domenica 21 giugno 2020

Sulla teoria del valore-lavoro


(Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Paolo Di Remigio, che discute criticamente la teoria del valore-lavoro. M.B.)




Leggere il Capitale dopo il tradimento.

Paolo Di Remigio

     Ai motivi di interesse che il Capitale deve allo sforzo con cui nelle sue pagine la passione rivoluzionaria cerca di liberarsi dal disprezzo della realtà e di farsi carico dell’imparzialità scientifica, la storia degli ultimi decenni ha aggiunto lo stimolo a indagare quanto l’insufficienza della critica dell’economia politica di Marx abbia facilitato alle organizzazioni dei lavoratori il passaggio al campo avversario.
     Il capitale, com’è noto, inizia con una sezione di cui lo stesso Marx riconosceva la difficoltà e che un marxista come Althusser, nello spirito della propaganda più che della filosofia, consigliava addirittura di saltare. Nostro scopo è mostrare che l’origine della difficoltà non è nella cosa stessa, cioè nella natura della merce e del denaro, ma nel compito che Marx si è dato, quello di salvare a fini rivoluzionari l’identità di valore e lavoro ereditata da Smith e da Ricardo, benché lui stesso si sia attribuito giustamente il merito di averla falsificata già nel testo del 1859, Per la critica dell’economia politica. Il salvataggio ha effetti sulla sostanza logica del Capitale, perché lo costringe a ingaggiare una lotta con falsi problemi come il plusvalore o la trasformazione dei valori in prezzi o la caduta tendenziale del saggio di profitto e gli impedisce di liberarsi dai dogmi liberali sulla natura dello Stato, dell’economia e del denaro.

giovedì 4 giugno 2020

La millenaria oppressione delle donne?


La millenaria oppressione delle donne?
(elementi di una critica del femminismo, 1)
Marino Badiale


I. Introduzione
Questo scritto vuole essere l’inizio di un lavoro di discussione critica di alcuni punti della visione femminista del mondo e della storia. Credo sia giusto provare a fare questo lavoro perché il femminismo (e più in generale, il “politicamente corretto”) è ormai diventato uno dei pilastri ideologici delle moderne società occidentali, e mi sembra doveroso esaminare criticamente i fondamenti razionali di tale visione del mondo e indicarne le debolezze. È curioso il fatto che questo lavoro critico sembra negletto, almeno all’interno del mondo intellettuale “ufficiale” (in particolare nell’accademia). Esiste certamente una produzione intellettuale di critici del femminismo (che si esprime tramite libri e, soprattutto, sul web), ma si tratta di elaborazioni che restano marginali e minoritarie. Sembra cioè che, mentre nel mondo intellettuale occidentale si può essere individualisti o comunitaristi, keynesiani o antikeynesiani, pro-Stato oppure pro-mercato, marxisti o antimarxisti, non si possa essere antifemministi. Questo è di per sé un tema interessante di riflessione, ma non è il tema di questo scritto. Preciso solo che, per quanto mi riguarda, “antifemminismo” non significa contestazione della tesi dell’uguaglianza fra gli esseri umani e della sostanziale unità del genere umano. Non è questo che intendo parlando di “critica del femminismo”; intendo piuttosto la critica di una interpretazione del mondo e della storia. Intendo cioè dire che nel mondo intellettuale contemporaneo vi è una notevole produzione di tesi e affermazioni di tipo femminista che riguardano la realtà degli esseri umani, presenti e passati, e che mi sembra un lavoro necessario quello di prendere in esame alcune di queste affermazioni per saggiarne la solidità, e rifiutarle se appaiono infondate. È questo il compito che mi propongo, in questo intervento e in altri che seguiranno.

mercoledì 3 giugno 2020

sabato 23 maggio 2020

Davanti agli occhi

Parole chiare ed efficaci di Francesco Piccioni. L'unica osservazione che posso aggiungere è che, purtroppo, non basta constatare l'incompatibilità fra vita e capitalismo, occorrerebbe anche sapere come uscirne (dal capitalismo, non dalla vita, s'intende). Sarebbe necessario scorgere nella realtà sociale le potenzialità di un modo di produrre, di vivere e di convivere alternativo al capitalismo. Poiché non è dato intravedere tali potenzialità, l'unica previsione ragionevole sembra quella che il capitalismo percorrerà fino in fondo la sua strada di distruzione e autodistruzione.



https://contropiano.org/news/politica-news/2020/05/16/vita-capitalismo-incompatibilita-si-vede-0128018

domenica 26 aprile 2020

La scomparsa di Giulietto Chiesa

Oggi è mancato Giulietto Chiesa, una voce libera, aperta e non conformista all'interno del mondo italiano dell'informazione, sempre più chiuso e autoreferenziale. Abbiamo condiviso con lui lunghi periodi di militanza politica, abbiamo lavorato insieme, abbiamo discusso, abbiamo litigato, abbiamo infine scelto strade diverse. Resta il ricordo della passione libera di un uomo inquieto, che ha contribuito ad aprire squarci di luce nel grigiore del mainstream informativo.
(Marino Badiale, Fabrizio Tringali)

La montagna senza topolino

Un intervento di Thomas Fazi


https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/17585-thomas-fazi-lo-spieghino-cos-e-il-recovery-fund-di-cui-si-parla-tanto.html


giovedì 26 marzo 2020

The times they are a-changin' (sembrerebbe)

L'articolo di Mario Draghi sul Financial Times, tradotto da "Voci dall'estero", è abbastanza impressionante. Sembra davvero che l'attuale pandemia stia cambiando molte idee, ai piani alti dei ceti dominanti. Oltre all'appello al debito pubblico, che è senz'altro l'aspetto più evidente, si può osservare che Draghi non menziona nessuna istituzione europea come forza in grado di agire nell'attuale emergenza: l'articolo fa riferimento agli Stati, e l'Europa è citata in modo del tutto generico (devo quest'ultima osservazione a un post su Facebook di Andrea Zhok).


http://vocidallestero.it/2020/03/26/il-coronavirus-ci-pone-di-fronte-a-una-guerra-e-dobbiamo-mobilitarci-di-conseguenza-mario-draghi-sul-financial-times/

martedì 24 marzo 2020

Una nota ministeriale (P. Di Remigio, F. Di Biase)


Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento degli amici Paolo Di Remigio e Fausto Di Biase (M.B.)


In Italia, negli ultimi vent’anni, mentre la sanità pubblica subiva gli artigli del liberalismo, l’istruzione pubblica è stata sommersa da una marea di provvedimenti della medesima origine, dalle conseguenze non letali certo, ma tali da depauperare in profondità la vita spirituale. E come è ancora vivo il ricordo degli ossessivi articoli sulla malasanità che con la loro risonanza coprivano i tagli spietati al numero dei posti-letto e del personale, così sembra ancora di udire l’accusa che giornalisti ed esperti lanciavano dal pulpito di una pedagogia fantasticante contro l’intera categoria degli insegnanti: di essere colpevole di inettitudine didattica, di limitarsi a verbose lezioni frontali senza preoccuparsi delle competenze. L’accusa, pur infondata, ha travolto gli accusati, perché si nutriva del desiderio profondo di sognare anziché pensare, assistere a spettacoli anziché studiare libri, giocare anziché imparare – e da cui trae alimento l’illusione comune che ci si possa istruire sognando, assistendo a spettacoli e giocando. Così da un ventennio, mentre l’apparato industriale veniva smantellato, le infrastrutture si sbriciolavano, gli ospedali chiudevano, la scuola, quasi tutta all’inseguimento del miraggio della didattica fantasticante, divertiva e dispensava da ogni impegno personale. Costringendo la didattica vera a contentarsi delle briciole di tempo e di energia, la scuola matura ormai solo i frutti disgustosi dell’ignoranza; ma l’accusa non si placa, finché pezzo dopo pezzo l’istituzione non sia smantellata; per questo giornalisti disinformati e pedagogisti prezzolati continuano a spacciare il disastro del nuovo per ostinazione del vecchio, il risultato delle riforme per l’effetto dell’insufficienza della loro applicazione.

domenica 22 marzo 2020

La Commissione dell'Amore e la fine del capitalismo







La Commissione dell’Amore e la fine del capitalismo

Marino Badiale



I. Premessa
Lo stimolo diretto alla stesura di questo scritto viene dall’istituzione, da parte del Senato della Repubblica Italiana, della “Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza” [1], ma le riflessioni che lo compongono hanno radici più lontane. Da molto tempo, infatti, mi sembra di notare nelle nostre società una tendenza alla restrizione della libertà di pensiero e di espressione, e ritengo che questo tema meriti una riflessione specifica. Si tratta di tendenze notate da vari osservatori, per esempio Massimo Fini che, intervenendo a proposito dell’istituzione della Commissione, scrive che non si possono proibire i sentimenti [2]. La mia prima reazione, quando si è cominciato a parlarne, è stata quella di trasformare la dicitura “Commissione contro l’odio” in “Commissione dell’Amore”, e associare una tale Commissione al “Ministero dell’Amore” di orwelliana memoria. Queste sono battute scherzose, naturalmente, ma accennano a un problema serio, ovvero al problema se si stiano lentamente erodendo, nei paesi avanzati, alcuni dei fondamentali principi della civiltà occidentale, e, se questo è vero, quali ne siano le cause. A questi problemi sono dedicate le riflessioni che seguono.


II. Introduzione
Il punto di partenza delle mie considerazioni, lo sfondo generale nel quale devono essere inquadrate, è la convinzione che la civiltà occidentale stia vivendo gli ultimi anni della sua storia. La sua organizzazione economica e sociale, che brevemente indichiamo col termine “capitalismo”, sta ormai distruggendo le basi naturali e sociali della sua stessa riproduzione. Si tratta di una società entrata in una fase “autofagica”[3], che porterà alla sua fine traumatica, probabilmente entro la fine di questo secolo. Ho delineato uno schizzo di queste dinamiche in alcuni interventi pubblicati in questo blog [4], interventi che riprenderò brevemente più avanti. In questo scritto intendo evidenziare un aspetto particolare ma significativo della crisi generale della civiltà occidentale, ormai incipiente. È facile infatti prevedere che la fine della civiltà occidentale coinvolgerà alcuni dei suoi valori fondamentali, se non tutti. In particolare, la crisi ambientale, che al momento si manifesta come mutamento climatico ma assumerà probabilmente forme molteplici, imporrà severe restrizioni sulla libertà delle scelte di vita individuali alle quali la società contemporanea ci ha abituati. La lotta politica del futuro sarà anche una lotta su quali restrizioni accettare e quali rifiutare. Anche in vista di tali lotte politiche future, in questo scritto intendo in primo luogo mostrare come alcuni dei valori fondamentali della civiltà occidentale siano messi in discussione già oggi, anche se in modi non del tutto espliciti. Intendo poi provare ad elaborare una spiegazione di tale fenomeno. Alla fine cercherò di trarre delle conclusioni “politiche” (in senso molto lato) dall’analisi precedente.

venerdì 20 marzo 2020

Il virus e il Capitale

Una interessante intervista al biologo Robert Wallace. L'intervista parla di cose molto serie. Invito i lettori a non irritarsi per l'introduzione a cura della redazione di infoaut, che è il solito esercizio di retorica tipico di quell'area culturale, culminante nell'invocazione di "legami" che possano

costruire una loro propria traiettoria autonoma, in difesa di interessi macroproletari sotto attacco e per nuovi rapporti a venire, passando per questa crisi ma costruendosi una forza per aggredire i nodi strutturali della preservazione capitalistica nella tempesta..


Invocazione che sarebbe comica, se non stessimo parlando di cose tanto serie.



https://www.infoaut.org/approfondimenti/da-dove-e-arrivato-il-coronavirus-e-dove-ci-portera

sabato 7 marzo 2020

Ai confini

Mentre nel nostro paese l'attenzione è concentrata sull'epidemia, la crisi greca continua. Mi sembra di grande interesse questo articolo di Panagiotis Grigoriou, storico ed etnologo greco che ha partecipato nel 2017 ad uno dei convegni organizzati a Pescara da Bagnai. Non sono in grado di giudicare se il pezzo esprima analisi corrette della realtà, ma di certo restituisce il senso di una grave crisi

https://italiaeilmondo.com/2020/03/05/minaccia-asimmetrica-di-grigoriou-panagiotis/

giovedì 5 marzo 2020

Il disastro della nuova scuola (P.Di Remigio, F.Di Biase)


(Riceviamo e volentieri pubblichiamo, M.B.)





Il disastro della nuova scuola e il compito di restaurare l’istruzione pubblica


Paolo Di Remigio, Fausto Di Biase




Le riforme attuate nella scuola italiana ed europea negli ultimi trent’anni contrastano in modo così risoluto con la natura della didattica da poter essere comprese soltanto come effetti del contemporaneo rivolgimento politico. Sconfitto l’«impero del male», l’oligarchia economica occidentale, quella che ispira i documenti degli organismi internazionali e parla attraverso i giornali, ha potuto finalmente rompere l’alleanza più onerosa, quella con le masse; ha dunque indebolito gli Stati e sottratto loro il controllo delle banche centrali per indebitarli e abbattere la spesa sociale, e ha introdotto la mobilità dei capitali, delle merci e delle persone per colpire il lavoro. Il diffondersi della disoccupazione ha falcidiato i salari, precarizzato i contratti dei lavoratori e annientato le loro organizzazioni. Sindacalisti e politici di sinistra hanno però conservato la loro professione – cambiando schieramento: li ha captati l’oligarchia perché la loro influenza sui lavoratori li rendeva utili a sopire le resistenze. Da allora progressisti e rivoluzionari dissimulano con la lotta contro l’eterno fascismo e per i diritti umani la loro complicità in un attacco al lavoro pari soltanto a quello avvenuto durante il vero fascismo[1].

sabato 29 febbraio 2020

Ancora sul vuoto


Mi scuso se insisto con le “sardine”. Una volta detto e ridetto del loro stupefacente vuoto intellettuale, può sembrare strano continuare a parlarne. Il problema è che questo vuoto evidentemente è un fenomeno sociale di una certa rilevanza. Ci dice qualcosa sul mondo in cui viviamo. Ciò che è significativo, ovviamente, non è il fatto che esistano teste vuote riempite di parole vuote, ma il fatto che queste vacuità riescano a convogliare interesse, a mobilitare migliaia di persone. Prendete per esempio la frase seguente, pronunciata qualche tempo fa da Santori in visita a Taranto [*]:


Quello che noi portiamo è una poesia concettuale per spiegare la realtà attraverso paradigmi diversi. Mettere in poesia il concetto di valore, che è quello che manca in aziende come Ilva e Whirlpool, ma anche nei settori scolastici e sanitari”

Se esistessero ancora, nella dimensione pubblica, razionalità e sensatezza, apparirebbe ovvio a chiunque che una simile frase è puramente e semplicemente una truffa intellettuale. E la conseguenza dovrebbe essere l’immediata perdita di popolarità di chi produce simili insensatezze. Non è però ciò che accade. Questo ci dice allora, in primo luogo, che il degrado intellettuale di questo paese, e forse del mondo, è andato davvero molto più in là di quanto immaginassimo; in secondo luogo, che al centro di questo degrado vi sono proprio quei ceti che si autopercepiscono come dotati di capacità intellettuali e linguistiche superiori rispetto ai rozzi “populisti”.
Simili considerazioni inducono naturalmente a un certo pessimismo sui destini del nostro paese, e forse dell’intera attuale civiltà. Possiamo però guardare la realtà in termini propositivi: il fenomeno di cui stiamo discutendo ci fornisce una cartina di tornasole per testare la situazione del nostro tempo. Possiamo infatti affermare con tranquillità che il nostro impegno sta nell’estendere il più possibile l’ambito delle persone che di fronte a una frase come quella citata percepiscono immediatamente il suo carattere truffaldino. Quando questo ambito rappresenterà, se non la maggioranza, almeno una significativa minoranza, potremo ricominciare a nutrire qualche speranza sul futuro del nostro paese. (M.B.)

[*] Riportata in questo articolo:

venerdì 21 febbraio 2020

Satira e verità

Circola in rete un video di satira sull'Unione Europea, di origine tedesca. Lo riprendiamo da Goofynomics, perché mi sembra significativo anche quanto scrive Bagnai.


martedì 18 febbraio 2020

Ancora sulle sardine

Un intervento di Francescomaria Tedesco

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/02/17/le-sardine-mi-fanno-orrore/5708092/



Aggiornamento h.21,30:

anche questo intervento non è male

https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/17000-tomaso-montanari-care-sardine-l-erasmus-al-nord-non-e-una-libera-scelta.html

Stupefacente la dichiarazione delle "sardine" toscane: non prenderemo posizione sui temi divisivi. Cioè, tradotto, non faremo politica. Nella loro strabiliante vacuità, le sardine hanno il pregio della sincerità. Rappresentano lo stadio ultimo della sinistra, e lo dichiarano apertamente:  il vuoto politico affermato con forza e convinzione. Molte persone "colte e di sinistra" si riconoscono con entusiasmo in questo vuoto presuntuoso, che nega le ragioni più profonde ed essenziali di ciò che è la cultura e di ciò che è stata la sinistra. La figura un tempo familiare della "cultura di sinistra" si è da tempo trasformata in un qualcosa di mostruoso, mantenendo le forme esteriori come in un film horror. Le sardine ne sono l'ultima manifestazione. Non so se potrei reggere ulteriori manifestazioni di questo orrore. 

venerdì 17 gennaio 2020

Ogni cosa è illuminata

Un bell'intervento di Carlo Formenti:

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?p=28425



Qui potete leggere l'intervista a Monti

https://www.corriere.it/esteri/20_gennaio_11/spero-che-macron-non-cedaperche-ha-idee-avanzate-l-europa-ha-bisogno-lui-10394e92-34b5-11ea-b847-bfc302fe3f26.shtml


Il passaggio dell'intervista che più mi ha colpito è il seguente, a proposito della controriforma delle pensioni:

"Ci fu un gran senso di responsabilità, da parte di tutti. I sindacati proclamarono solo tre ore di sciopero, a fine turno, e dopo che la riforma era passata".

Due semplici frasi, con le quali Monti dice tutto quello che c'è da dire sui sindacati confederali, e sulla sinistra italiana in genere. C'è bisogno di spiegare? Almeno per i lettori di questo blog, non dovrebbe esserci bisogno di ribadire che si tratta di una ulteriore conferma del fatto che sindacati confederali e partiti di sinistra servono solo a organizzare rappresentazioni teatrali che anestetizzino i ceti subalterni mentre diritti e redditi vengono depredati. Sindacati confederali e partiti di sinistra non sono altro che una delle articolazioni necessarie al dominio attuale. L'unica cosa da notare è che ormai queste cose vengono dette pubblicamente, con tutta tranquillità. Nessuno si cura di nascondere la verità. Ogni cosa è illuminata, appunto.


venerdì 10 gennaio 2020

La guerra e gli Stati Uniti

Quando si parla di Stati Uniti, Miguel Martinez riesce sempre a offrire osservazioni illuminanti

http://kelebeklerblog.com/2020/01/04/il-turismo-sta-a-firenze-come-la-guerra-sta-agli-stati-uniti/

http://kelebeklerblog.com/2020/01/05/la-gloria-dellesperimento-americano/


Per esempio, le mamme single che fanno i turni per "operare i droni" che ammazzano montanari afgani a diecimila miglia, e così si pagano il mutuo. Non so se esistano  veramente, ma è perfettamente  plausibile che esistano, e solo questo dà parecchio da riflettere...

lunedì 6 gennaio 2020

Fiori precoci

http://www.varesenoi.it/2020/01/05/leggi-notizia/argomenti/meteo-e-ambiente/articolo/meteo-questo-pazzo-gennaio-al-campo-dei-fiori-fioriscono-le-primule-e-i-noccioli.html


Un'amica mi scrive che il suo alberello di limoni è già in fiore (dovrebbe fiorire a marzo). La natura gentile ci elargisce questi doni floreali, per accompagnare il corteo funebre della nostra civiltà.