lunedì 8 maggio 2017

Un breve commento sulle elezioni francesi

Le elezioni francesi ci permettono di precisare quanto abbiamo detto in questi anni in tema di UE ed Euro, mettendo a fuoco le idee che si sono rivelate adeguate ai fatti e correggendo gli inevitabili errori.

Abbiamo sempre scritto che il sistema Euro/UE sarebbe diventato il punto cruciale dello scontro politico, e che l'impoverimento generale, la perdita di diritti e di democrazia che esso genera avrebbe causato la crescita di movimenti di contestazione, fino alla sua probabile dissoluzione. Ci sembra di poter confermare questa impostazione. Non avevamo però tenuto conto della lentezza di questi processi e della capacità del sistema di generare al proprio interno soluzioni conservative. Di fronte alla crescita del consenso alle posizioni antieuriste, la reazione dei ceti dominanti si sta concretizzando nella creazione di personaggi artificiali come Renzi in Italia e Macron in Francia. In questi paesi, così come in Grecia con Tsipras, l'elettorato si allontana dai propri riferimenti tradizionali, ma si lascia affascinare da leader che hanno tutti caratteristiche simili: giovane età, apparente distanza dall'establishment, posizioni euriste. Grazie a questa mossa, vincente nel breve termine, i ceti dirigenti euristi hanno guadagnato tempo, col quale possono proseguire nell'opera di impoverimento dei ceti subalterni, di distruzione dei diritti, di svuotamento della democrazia . Tutte le contraddizioni del sistema euro/UE restano irrisolte, e certamente esploderanno. Difficile però prevedere i tempi. 

Nel frattempo, in Francia la sinistra liberista viene spazzata via, almeno in queste elezioni presidenziali. Questa è ovviamente un'ottima cosa, come pure è bene che nasca e abbia una forza significativa la sinistra di Melenchon, critica verso il sistema euro/UE. Il rischio è che essa prenda le sembianze di una Syriza alla francese, fatto che spianerebbe la strada alla vittoria del partito erede del Front National (il quale, non a caso, annuncia cambiamenti interni per cercare la vittoria alle prossime sfide elettorali).

Le drastiche misure che i governi euristi prenderanno, a partire proprio da quello francese, non faranno che far crescere ulteriormente la forza dei soggetti politici antieuropei. Come ripetiamo da anni (avendo, in questo, centrato il punto), se non emergeranno soggetti politici popolari capaci di traghettare i paesi fuori dalla gabbia europea, questo compito sarà assolto da forze di destra, anche estrema, aprendo scenari del tutto imprevedibili.
(Marino Badiale, Fabrizio Tringali)

2 commenti:

  1. nel lungo periodo l'euro si dissolverà, ma con lui si dissolveranno anche il sole , la galassia, l'universo; molti anti euro hanno fatto errori di valutazione indicando strade facili e mutamenti a breve nel tentativo di rincorrere un seggio parlamentare e qualcuno c'è anche riuscito; ora la Storia li ridimensionerà prima dell'euro, il quale naturalmente si dissolverà ma nell'anno xxxx; comunque ammettere gli errori è una dote rara

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  2. Paolo Di Remigio10 maggio 2017 13:13

    I poteri forti, la grande impresa, la finanza, si servono dei differenti strumenti che la storia mette loro a disposizione nei differenti momenti. Il fascismo è stato lo strumento con cui il capitalismo italiano ha spezzato le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori. Nel 1919 ci furono le prime elezioni col sistema proporzionale: straordinaria vittoria dei partiti popolari, dei socialisti e dei popolari, ridimensionamento definitivo dei liberali; nelle campagne i braccianti erano mobilitati contro gli agrari dalla Federterra e dai sindacati cattolici; alla FIAT sorgevano i consigli di fabbrica che contendevano il controllo della produzione ai proprietari. Ai poteri forti occorreva un movimento per neutralizzare la Camera affollata di socialisti e popolari e per dissolvere i sindacati. Questo movimento fu il fascismo. Il fascismo è finito nel 1943, quando mostrò di non poter reagire alla destituzione di Mussolini da parte della monarchia. Negli anni '60 la classe operaia italiana raggiunge una grande capacità di mobilitazione: le politiche orientate alla crescita riducono la disoccupazione e rafforzano i lavoratori. Lo strumento per ridurre la loro forza ora non è più il fascismo - che si è ridotto nel frattempo a un residuo per nostalgici -, è la neutralizzazione dell'interventismo economico dello Stato, cioè il golpe di Andreatta e Ciampi, che rendono indipendente la Banca d'Italia dal Tesoro paralizzando l'azione economica dello Stato con il debito pubblico. Nonostante sia un residuo storico del tutto ininfluente, il fascismo resta un'ossessione alimentata ad arte per neutralizzare gli elettori di sinistra spingendoli a continuare a votare per i loro partiti diventati ora docile strumento delle oligarchie neoliberali. Ne segue che oggi dichiararsi antifascisti significa combattere una battaglia che non c'è e disertare dal vero campo di battaglia, quello della distruzione dello Stato correttore del mercato, un campo in cui il neoliberalismo avanza senza incontrare nessuna resistenza. L'antifascismo è ormai un problema.

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