sabato 15 giugno 2019

Un'apocalisse civile

Mentre popolo e intellettuali di sinistra sbraitano contro il fascismo, esponenti del pd intrallazzano per condizionare le nomine dei magistrati. Se c'è un pericolo di involuzione autoritaria in Italia, esso sta nelle riforme costituzionali tentate da Renzi e negli intrallazzi con la magistratura dei renziani. E allora il continuo gridare al "pericolo fascista" si svela finalmente nella sua verità: un'arma di distrazione per coprire i veri nemici della democrazia.
Fra tutto quello che ho visto pubblicato sul tema, mi sembra che solo questo intervento di Andrea Zhok colga la gravità di quanto si sta disvelando:



https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/15217-andrea-zhok-frammenti-di-un-apocalisse-civile.html



Addendum domenica 16-6. Un altro intervento che mi pare colga la gravità dei fatti:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/15/csm-e-surreale-che-i-protagonisti-non-riconoscano-la-gravita-degli-eventi/5258025/

giovedì 6 giugno 2019

Lottare contro il cambiamento climatico e contro le disuguaglianze

Una bella intervista a Naomi Klein, che mi sembra imposti correttamente il nesso fra lotta per l'eguaglianza e lotta per la difesa dell'ambiente. Si tratta in ogni caso di lottare contro il carattere compiutamente distruttivo del capitalismo contemporaneo. Mi ha sorpreso vedere come, nel piccolo ambiente "antisistemico", non tutti colgano questo nesso, e sfruttino i dubbi che lecitamente si possono avere sulla figura mediatica di Greta per sottovalutare i problemi che essa indica (MB)

venerdì 24 maggio 2019

Un commento di Paolo di Remigio

Qualche giorno fa ho segnalato un interessante intervento di Andrea Zhok sul caso della professoressa di Palermo. Paolo Di  Remigio mi ha inviato un commento che mi sembra valga la pena di essere letto.
MB.




Scrive Andrea Zhok in merito al caso della professoressa di Palermo: "Ecco, se volete qualcosa su cui scandalizzarvi sul serio, è questo, è il fatto che oggi le condizioni per la libertà di insegnamento sono evaporate, che ai docenti viene richiesto di essere ‘aperti’, ‘comunicativi’, ‘stimolanti’ e ‘attrattivi’, ma al contempo di sorvegliare e reprimere ogni parola, o gesto, o espressione, propria e dei discenti, che possa risultare lesiva per chicchessia." Non mi sembra abbastanza chiaro che nella didattica autentica  non si presenta mai un contrasto insuperabile tra comunicatività stimolante e repressione, che sempre i docenti hanno sorvegliato i discenti, sempre ne hanno represso parole, gesti ed espressioni offensivi, ma non per questo non sono stati ‘aperti’, ‘comunicativi’, ‘stimolanti’ e ‘attrattivi’. Sempre ... finché la loro didattica aveva a che fare con i contenuti scientifici; la scienza, infatti, è diretta alla cosa, non ha bisogno di polemiche personali, dunque difficilmente è offensiva. Le opinioni sono, invece, per loro natura personali; per questo esprimerle o contrastarle è offensivo per chi ne alimenta di diverse. La profondità del contrasto tra libertà e offesa nella scuola di oggi rilevato da Zhok rivela dunque che essa è stata privata della finalità scientifica ed è stata spinta nello stagno maleodorante degli scambi di opinione. È solo il degrado scandaloso della scuola attuale a fare di normali esigenze della didattica un problema insolubile.
(Paolo Di Remigio)

mercoledì 22 maggio 2019

"E non è davvero la stessa cosa"


Mi hanno colpito molte delle reazioni alla vicenda della giovane che ha ucciso il padre violento e alcolizzato: si va dai commenti, letti in rete, di pura e semplice soddisfazione, all'evidente meccanismo, messo in atto dai media, di creazione di un'eroina nella figura della ragazza parricida. 
Ho pensato allora di riproporre un articolo di Fortini del 1978 (tratto dal libro "Insistenze", Garzanti 1985), che parla di un caso simile. Della vicenda specifica discussa da Fortini so solo quello che si deduce dall'articolo: un ragazzo uccide il padre violento, al processo il p.m. chiede una pena pesante, c'è una raccolta di firme a favore dell'assoluzione. 
Ho riprodotto il testo originale, nonostante alcuni passaggi che oggi certo suonano invecchiati (il rivolgersi ai "compagni", le allusioni alle multinazionali) perché mi pareva che solo nella sua integrità l'articolo rendesse giustizia al pensiero, spesso ellittico, di Fortini.
So benissimo, riproponendo questo testo, che quanto vi è scritto è, nella situazione spirituale contemporanea, più incomprensibile di una tavoletta d'argilla scritta in caratteri cuneiformi. Ma non credo più di poter influire o convincere. Mi limito a ricopiare antichi manoscritti, sperando nei lettori futuri.
M.B.




Franco Fortini

Un parricida



(Novembre 1978)

Non ho firmato il documento che chiedeva l’assoluzione per il ragazzo romano che ha ucciso il padre violento e feroce; perché sono in disaccordo con buona parte delle motivazioni espresse nel documento. Aggiungo subito che la richiesta del p.m. è vergognosa, come quella che implica la inevitabile distruzione di un adolescente, qualunque cosa costui abbia compiuta. Se, come mi dicono gli amici che hanno firmato, già grandissima è stata l’inadempienza della società e dello stato nei confronti di quel ragazzo, ancora più grande e intollerabile è l’oltraggio fatto, da quella richiesta di condanna, al sentimento di giustizia.
E tuttavia non ho dunque firmato perché credo non si debba indulgenza alla facilità con cui assumiamo il punto di vista che Dio, se ci fosse, supponiamo dovrebbe avere. Fra l’altro, nessuno più di chi si dichiara ateo inclina a quella facilità. Tale punto di vista è globale e sublime. Sì, il punto di vista di Dio è sbagliato, dove tutto comprendere è tutto perdonare, e altrettanto è quello dell’avvenire liberato e redento dove non ci saranno colpe né perdono, dove non si sorveglia né si punisce e nella tenerezza del sogno ci si bacia in fronte l’un l’altro, purché giovani, quasi come gli angeli del Beato Angelico.

E invece bisogna distinguere. Bisogna compiere questa penosa operazione.