(Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Paolo Di Remigio, che discute criticamente la teoria del valore-lavoro. M.B.)
Leggere il Capitale dopo il tradimento.
Paolo Di Remigio
Ai motivi di interesse che il Capitale
deve allo sforzo con cui nelle sue pagine la passione rivoluzionaria cerca di
liberarsi dal disprezzo della realtà e di farsi carico dell’imparzialità scientifica,
la storia degli ultimi decenni ha aggiunto lo stimolo a indagare quanto l’insufficienza
della critica dell’economia politica di Marx abbia facilitato alle
organizzazioni dei lavoratori il passaggio al campo avversario.
Il capitale, com’è noto, inizia con
una sezione di cui lo stesso Marx riconosceva la difficoltà e che un marxista
come Althusser, nello spirito della propaganda più che della filosofia, consigliava
addirittura di saltare. Nostro scopo è mostrare che l’origine della difficoltà
non è nella cosa stessa, cioè nella natura della merce e del denaro, ma nel compito
che Marx si è dato, quello di salvare a fini rivoluzionari l’identità di valore
e lavoro ereditata da Smith e da Ricardo, benché lui stesso si sia attribuito
giustamente il merito di averla falsificata già nel testo del 1859, Per la
critica dell’economia politica. Il salvataggio ha effetti sulla sostanza logica
del Capitale, perché lo costringe a ingaggiare una lotta con falsi
problemi come il plusvalore o la trasformazione dei valori in prezzi o la caduta
tendenziale del saggio di profitto e gli impedisce di liberarsi dai dogmi liberali
sulla natura dello Stato, dell’economia e del denaro.