Visualizzazione post con etichetta valore-lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta valore-lavoro. Mostra tutti i post

domenica 21 giugno 2020

Sulla teoria del valore-lavoro


(Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Paolo Di Remigio, che discute criticamente la teoria del valore-lavoro. M.B.)




Leggere il Capitale dopo il tradimento.

Paolo Di Remigio

     Ai motivi di interesse che il Capitale deve allo sforzo con cui nelle sue pagine la passione rivoluzionaria cerca di liberarsi dal disprezzo della realtà e di farsi carico dell’imparzialità scientifica, la storia degli ultimi decenni ha aggiunto lo stimolo a indagare quanto l’insufficienza della critica dell’economia politica di Marx abbia facilitato alle organizzazioni dei lavoratori il passaggio al campo avversario.
     Il capitale, com’è noto, inizia con una sezione di cui lo stesso Marx riconosceva la difficoltà e che un marxista come Althusser, nello spirito della propaganda più che della filosofia, consigliava addirittura di saltare. Nostro scopo è mostrare che l’origine della difficoltà non è nella cosa stessa, cioè nella natura della merce e del denaro, ma nel compito che Marx si è dato, quello di salvare a fini rivoluzionari l’identità di valore e lavoro ereditata da Smith e da Ricardo, benché lui stesso si sia attribuito giustamente il merito di averla falsificata già nel testo del 1859, Per la critica dell’economia politica. Il salvataggio ha effetti sulla sostanza logica del Capitale, perché lo costringe a ingaggiare una lotta con falsi problemi come il plusvalore o la trasformazione dei valori in prezzi o la caduta tendenziale del saggio di profitto e gli impedisce di liberarsi dai dogmi liberali sulla natura dello Stato, dell’economia e del denaro.