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sabato 29 febbraio 2020

Ancora sul vuoto


Mi scuso se insisto con le “sardine”. Una volta detto e ridetto del loro stupefacente vuoto intellettuale, può sembrare strano continuare a parlarne. Il problema è che questo vuoto evidentemente è un fenomeno sociale di una certa rilevanza. Ci dice qualcosa sul mondo in cui viviamo. Ciò che è significativo, ovviamente, non è il fatto che esistano teste vuote riempite di parole vuote, ma il fatto che queste vacuità riescano a convogliare interesse, a mobilitare migliaia di persone. Prendete per esempio la frase seguente, pronunciata qualche tempo fa da Santori in visita a Taranto [*]:


Quello che noi portiamo è una poesia concettuale per spiegare la realtà attraverso paradigmi diversi. Mettere in poesia il concetto di valore, che è quello che manca in aziende come Ilva e Whirlpool, ma anche nei settori scolastici e sanitari”

Se esistessero ancora, nella dimensione pubblica, razionalità e sensatezza, apparirebbe ovvio a chiunque che una simile frase è puramente e semplicemente una truffa intellettuale. E la conseguenza dovrebbe essere l’immediata perdita di popolarità di chi produce simili insensatezze. Non è però ciò che accade. Questo ci dice allora, in primo luogo, che il degrado intellettuale di questo paese, e forse del mondo, è andato davvero molto più in là di quanto immaginassimo; in secondo luogo, che al centro di questo degrado vi sono proprio quei ceti che si autopercepiscono come dotati di capacità intellettuali e linguistiche superiori rispetto ai rozzi “populisti”.
Simili considerazioni inducono naturalmente a un certo pessimismo sui destini del nostro paese, e forse dell’intera attuale civiltà. Possiamo però guardare la realtà in termini propositivi: il fenomeno di cui stiamo discutendo ci fornisce una cartina di tornasole per testare la situazione del nostro tempo. Possiamo infatti affermare con tranquillità che il nostro impegno sta nell’estendere il più possibile l’ambito delle persone che di fronte a una frase come quella citata percepiscono immediatamente il suo carattere truffaldino. Quando questo ambito rappresenterà, se non la maggioranza, almeno una significativa minoranza, potremo ricominciare a nutrire qualche speranza sul futuro del nostro paese. (M.B.)

[*] Riportata in questo articolo:

giovedì 12 dicembre 2019

Sulle élite contemporanee (M.Badiale)



I. La revoca del mandato celeste
Nelle analisi della situazione sociale e politica attuale nei paesi avanzati, è ormai un dato acquisito l’esistenza di una particolare frattura sociale e culturale. Abbiamo da una parte un ceto, relativamente ristretto, di persone adattate alla nuova natura transnazionale del capitalismo contemporaneo: persone dotate di conoscenze e capacità (in primo luogo la conoscenza della lingua inglese, ma ovviamente non solo questo) che le rendono in grado di approfittare di occasioni di lavoro sparse in tutto il globo, prive di remore a spostarsi per approfittarne, impiegate in lavori a forte componente intellettuale e specialistica, capaci di tessere relazioni proficue con le persone più diverse, ma in sostanza appartenenti allo stesso milieu. Si tratta del ristretto ceto di coloro che si sono pienamente inseriti nei meccanismi del capitalismo globalizzato e sono in grado di approfittare delle possibilità che la sua dinamica crea. All’interno di questo ceto spiccano ovviamente i detentori del potere, quelli che si ritrovano a Davos e in simili occasioni; ma il ceto di cui stiamo parlando, pur ristretto, non è composto esclusivamente da uomini e donne di potere, ma da persone che condividono lo stile di vita e la visione del mondo degli attuali ceti dominanti. Per chiarezza terminologica, parleremo di “élite dominanti” intendendo la ristretta cerchia di chi detiene un potere effettivo (per ripeterci: quelli che si incontrano a Davos), mentre useremo l’espressione “ceti medi elitari” o “ceti medi globalizzati” intendendo quella strato sociale che abbiamo descritto nelle prime righe, minoritario ma più ampio rispetto ai “signori di Davos”. Parleremo infine di “élite contemporanee” intendendo l’insieme di questi due gruppi.
Alle élite contemporanee si contrappone la parte largamente maggioritaria della popolazione, che ha visto in questi decenni il peggioramento delle proprie condizioni di lavoro e di vita e la perdita dei diritti conquistati nella fase “keynesiano-socialdemocratica” del capitalismo del secondo dopoguerra. Si tratta di ceti legati ad una dimensione di vita locale o al più nazionale, impegnati in lavori di scarsa qualificazione, non molto dotati delle competenze (linguistiche e culturali in generale) per muoversi nella “società globale”.

lunedì 18 novembre 2019

Un'analisi di Galli della Loggia

Sono lontano dalle posizioni di Galli della Loggia, ma lui riesce a capire il carattere "difensivo" di quello che la sinistra stigmatizza come "populismo" e "sovranismo". Questo lo innalza parecchie spanne al di sopra della sinistra stessa.


https://www.corriere.it/editoriali/19_novembre_14/perche-destra-cosi-forte-europa-c434b524-0717-11ea-8c46-e24c6a436654.shtml

lunedì 16 luglio 2018

Il punto di non ritorno

Un articolo di Riccardo Achilli sulla fine della sinistra. Pur non condividendo il suo restare ancorato alle categorie di destra e sinistra, mi sembra che l'analisi sia molto convincente

http://sollevazione.blogspot.com/2018/07/il-punto-di-non-ritorno-di-riccardo.html

martedì 12 settembre 2017

Cattive notizie 2

Se queste sono le idee del M5S, temo ci sia poco da sperare

http://www.repubblica.it/politica/2017/09/12/news/circo_massimo_giannini_luigi_di_maio_radio_capital-175247620/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P5-S1.8-T1


(magari è un refuso, ma una frase come "tagli alla Pa e altri settori altamente inquinanti" è davvero preoccupante).




mercoledì 29 giugno 2016

Persino sul Manifesto

Qualche spunto di pensiero non conformista persino sul "Manifesto", è tutto dire


http://materialismostorico.blogspot.it/2016/06/il-populismo-di-sinistra-e-la-sinistra.html


(mi riferisco al primo degli articoli messi assieme da Azzarà, quello di Santomassimo. Con gli altri, siamo alle solite...)