La
millenaria oppressione delle donne?
(elementi
di una critica del femminismo, 1)
Marino
Badiale
I.
Introduzione
Questo
scritto vuole essere l’inizio di un lavoro di discussione critica
di alcuni punti della visione femminista del mondo e della storia.
Credo sia giusto provare a fare questo lavoro perché il
femminismo (e più in generale, il “politicamente corretto”) è
ormai diventato uno dei pilastri ideologici delle moderne società
occidentali, e mi sembra doveroso esaminare criticamente i fondamenti
razionali di tale visione del mondo e indicarne le debolezze. È
curioso il fatto che questo lavoro critico sembra negletto, almeno
all’interno del mondo intellettuale “ufficiale” (in particolare
nell’accademia). Esiste certamente una produzione intellettuale di
critici del femminismo (che si esprime tramite libri e, soprattutto,
sul web), ma si tratta di elaborazioni che restano marginali e minoritarie. Sembra cioè che,
mentre nel mondo intellettuale occidentale si può essere
individualisti o comunitaristi, keynesiani o antikeynesiani,
pro-Stato oppure pro-mercato, marxisti o antimarxisti, non si possa
essere antifemministi. Questo è di per sé un tema interessante di
riflessione, ma non è il tema di questo scritto. Preciso solo che,
per quanto mi riguarda, “antifemminismo” non significa
contestazione della tesi dell’uguaglianza fra gli esseri umani e
della sostanziale unità del genere umano. Non è questo che intendo
parlando di “critica del femminismo”; intendo piuttosto la
critica di una interpretazione del mondo e della
storia. Intendo cioè dire che nel mondo intellettuale contemporaneo
vi è una notevole produzione di tesi e affermazioni di tipo
femminista che riguardano la realtà degli esseri umani, presenti e
passati, e che mi sembra un lavoro necessario quello di prendere in
esame alcune di queste affermazioni per saggiarne la solidità, e
rifiutarle se appaiono infondate. È questo il compito che mi propongo,
in questo intervento e in altri che seguiranno.