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mercoledì 4 gennaio 2017

Il voto, che brutta cosa

Dopo averci spiegato che per tenerci euro e UE dobbiamo necessariamente impoverirci, Michele Salvati sul "Corriere" propone la grande alleanza dei riformisti contro i populisti


http://www.corriere.it/opinioni/17_gennaio_04/coalizione-riformista-81885094-d1f7-11e6-a55b-632cc5cf8e9f.shtml






Indubbiamente è questo il progetto attuale dei ceti dominanti, il "piano B" dopo il fallimento di Renzi. Una analisi la trovate qui. Non so quante possibilità abbia un tale progetto, dato l'infimo livello dell'attuale ceto politico. Ma a parte questo, è notevole il passaggio in cui Salvati spiega che una tale alleanza riformista dovrà "fare solo quelle riforme costituzionali che sono in grado di raccogliere in Parlamento i due terzi dei consensi, in modo da evitare il voto referendario". Il fastidio delle oligarchie verso il voto popolare è sempre più evidente.

sabato 28 maggio 2016

Chi l'avrebbe mai detto/1

Penso sia il caso di inaugurare una serie dedicata alle grande scoperte del senso comune post-razionale contemporaneo. Dopo le illuminate e certo inaspettate considerazioni sul fatto che, bloccando il ricambio e allungando l'età pensionabile, il personale della Pubblica Amministrazione invecchia, oggi è la volta di un articolo che riprende una ricerca pubblicata su Lancet, secondo la quale c'è una correlazione positiva fra crisi economica e morti per tumori. Sembra cioè, da quel che si capisce dall'articolo, che l'aumento della disoccupazione e la diminuzione della spesa pubblica nella sanità facciano aumentare le morti per tumore, in particolare le morti per tumori trattabili. Fuor d'ironia, non posso certo dire di essere estremamente sorpreso da questi risultati, e non ho dubbi sul fatto che non incideranno in nulla sulle politiche economiche dei paesi europei. Non sarebbe male però che essi servissero a formulare il necessario giudizio etico e politico sui ceti dirigenti e intellettuali del mondo occidentale, fra i quali ad esempio quel buontempone che si è adoperato perché tutti noi tornassimo a confrontarci con la durezza del vivere, o quell'altro che ci spiega la necessità di diventare tutti più poveri per restare nell'euro.