Dopo aver portato all'attenzione dei
lettori un mio vecchio saggio sul linguaggio della sinistra radicale
(qui e qui) volevo proporre qualche rapida riflessione. Mi è venuta
l'idea di ripubblicare il saggio quando ho letto che Gennaro Migliore
era il relatore del PD sulla nuova legge elettorale. Nel saggio,
scritto, lo ricordo, nel 2007, analizzavo fra gli altri documenti
anche un suo articolo. Ora, credo si possa intuire, senza che io
debba spendere molte parole, quale sia adesso il mio giudizio su
questo personaggio che è passato con grande disinvoltura da
Rifondazione a SEL al PD. Non vorrei però si pensasse che io
consideri tutte le persone nell'ambito della sinistra radicale allo
stesso livello di Migliore. Per esempio, nel saggio in questione sono
molto critico anche nei confronti di un intervento di Haidi Giuliani,
che giudico però una persona ben diversa da Migliore. Il problema,
nel mondo della sinistra radicale, sta nel fatto che le persone come
Haidi Giuliani convivono tranquillamente con le persone come Gennaro
Migliore, e che alla fine sono sempre i Gennaro Migliore a prevalere.
Penso che questo sia un problema molto serio e grave. Se mai nascerà
in futuro una vera forza politica e sociale anticapitalistica, essa
si troverà di fronte a questo stesso problema, e dovrà riuscire a
risolverlo, per non fare la fine della “sinistra radicale”
italiana. Vale quindi la pensa di ragionarci. Quello che mi sforzo di
mostrare nel saggio è il carattere vuoto, retorico, irreale,
illogico, dei discorsi che vengono normalmente prodotti nell'ambito
della sinistra radicale. Per usare un neologismo che trovo molto
efficace, quello che cerco di mostrare è che i discorsi prodotti in
quel mondo sono in buona parte fuffa. Ora, il punto importante
secondo me è questo: la fuffa è l'ambiente vitale dei Gennaro
Migliore, l'ambiente nel quale essi crescono e prosperano, fino ad
averla sempre vinta sulle tante brave persone come Haidi
Giuliani. Come spiego nel saggio, i personaggi di quel tipo hanno
bisogno della fuffa perché hanno bisogno di un linguaggio
manipolabile a piacere, hanno bisogno che le parole non significhino
nulla, per non essere mai impegnati seriamente da quello che dicono.
Sembra allora facile trovare il modo per tenere lontani i Gennaro
Migliore da un futuro movimento anticapitalista: basterà evitare la
fuffa. Questa semplice deduzione purtroppo
non risolve il problema perché ci porta ad un'altra domanda: come si
fa a tener lontana la fuffa? E questa domanda ci porta alla
successiva: perché mai la fuffa è così diffusa, nel mondo della
sinistra radicale? Si potrebbe naturalmente osservare che essa è
abbondantemente diffusa anche altrove, ma noi adesso stiamo parlando
di un possibile futuro movimento anticapitalista, e siamo allora
obbligati a confrontarci con le attuali realtà che si pretendono
anticapitaliste, per individuarne i limiti e provare a immaginare
come evitarli in futuro. Torniamo allora alla domanda: perché tanta
fuffa? Se è così diffusa, vuol dire che la fuffa serve. La sua
utilità per i Gennaro Migliore è ovvia, e ne abbiamo appena
parlato. Ma a cosa serve la fuffa alle persone come Haidi Giuliani
che (così mi ostino a pensare) sono pur sempre in maggioranza, in
quegli ambiti, rispetto ai Gennaro Migliore? Propongo all'attenzione
dei lettori un'ipotesi: la fuffa rappresenta una forma di difesa di
un'identità minacciata. La crisi della sinistra, della quale si
parla da decenni, è senz'altro anche la crisi di meccanismi
identitari che per molte persone sono importanti, sono parti
significative della vita. Un linguaggio che si confronti
razionalmente con la realtà costringerebbe ad affrontare la realtà
della sinistra, il che vuol dire la realtà del sostanziale
abbandono, da parte di tutto il ceto politico di sinistra, degli
aspetti essenziali di ciò che è stata la sinistra storica. Questo
confronto metterebbe in crisi, per molte persone, la propria
appartenenza alla “comunità della sinistra”. La fuffa serve ad
evitare tutto questo, serve per continuare a credersi parte di una comunità
di brave persone che lottano seriamente per dei grandi ideali. E
questo è naturalmente quello che molte di queste persone davvero
sono, sul piano soggettivo. Solo che, per queste persone, il piano
soggettivo non entra mai in contatto col piano della realtà
oggettiva. Per riassumere con una formula, la fuffa è il prodotto di
una comunità che ha scelto l'identità contro la verità, quando
tale comunità deve confrontarsi con qualcosa che potrebbe mettere in
crisi quella identità. L'indicazione per il futuro, usando queste
formule piuttosto astratte, sarebbe allora di costruire una comunità
politica che metta sempre la verità al primo posto (e l'identità,
eventualmente, al secondo). Purtroppo si tratta di una formula che è
facile da enunciare, ma che non sappiamo come mettere in pratica. Può
essere però un buon inizio di riflessione.
(M.B.)