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domenica 22 marzo 2020

La Commissione dell'Amore e la fine del capitalismo







La Commissione dell’Amore e la fine del capitalismo

Marino Badiale



I. Premessa
Lo stimolo diretto alla stesura di questo scritto viene dall’istituzione, da parte del Senato della Repubblica Italiana, della “Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza” [1], ma le riflessioni che lo compongono hanno radici più lontane. Da molto tempo, infatti, mi sembra di notare nelle nostre società una tendenza alla restrizione della libertà di pensiero e di espressione, e ritengo che questo tema meriti una riflessione specifica. Si tratta di tendenze notate da vari osservatori, per esempio Massimo Fini che, intervenendo a proposito dell’istituzione della Commissione, scrive che non si possono proibire i sentimenti [2]. La mia prima reazione, quando si è cominciato a parlarne, è stata quella di trasformare la dicitura “Commissione contro l’odio” in “Commissione dell’Amore”, e associare una tale Commissione al “Ministero dell’Amore” di orwelliana memoria. Queste sono battute scherzose, naturalmente, ma accennano a un problema serio, ovvero al problema se si stiano lentamente erodendo, nei paesi avanzati, alcuni dei fondamentali principi della civiltà occidentale, e, se questo è vero, quali ne siano le cause. A questi problemi sono dedicate le riflessioni che seguono.


II. Introduzione
Il punto di partenza delle mie considerazioni, lo sfondo generale nel quale devono essere inquadrate, è la convinzione che la civiltà occidentale stia vivendo gli ultimi anni della sua storia. La sua organizzazione economica e sociale, che brevemente indichiamo col termine “capitalismo”, sta ormai distruggendo le basi naturali e sociali della sua stessa riproduzione. Si tratta di una società entrata in una fase “autofagica”[3], che porterà alla sua fine traumatica, probabilmente entro la fine di questo secolo. Ho delineato uno schizzo di queste dinamiche in alcuni interventi pubblicati in questo blog [4], interventi che riprenderò brevemente più avanti. In questo scritto intendo evidenziare un aspetto particolare ma significativo della crisi generale della civiltà occidentale, ormai incipiente. È facile infatti prevedere che la fine della civiltà occidentale coinvolgerà alcuni dei suoi valori fondamentali, se non tutti. In particolare, la crisi ambientale, che al momento si manifesta come mutamento climatico ma assumerà probabilmente forme molteplici, imporrà severe restrizioni sulla libertà delle scelte di vita individuali alle quali la società contemporanea ci ha abituati. La lotta politica del futuro sarà anche una lotta su quali restrizioni accettare e quali rifiutare. Anche in vista di tali lotte politiche future, in questo scritto intendo in primo luogo mostrare come alcuni dei valori fondamentali della civiltà occidentale siano messi in discussione già oggi, anche se in modi non del tutto espliciti. Intendo poi provare ad elaborare una spiegazione di tale fenomeno. Alla fine cercherò di trarre delle conclusioni “politiche” (in senso molto lato) dall’analisi precedente.