La
Commissione dell’Amore e la fine del capitalismo
Marino
Badiale
I.
Premessa
Lo
stimolo diretto alla stesura di questo scritto viene
dall’istituzione, da parte del Senato della Repubblica Italiana,
della “Commissione
straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza,
razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza”
[1],
ma le riflessioni che lo compongono hanno radici più lontane. Da
molto tempo, infatti, mi sembra di notare nelle
nostre
società
una tendenza alla restrizione della libertà di pensiero e di
espressione, e
ritengo che questo tema meriti
una riflessione specifica. Si
tratta di tendenze notate da vari osservatori, per esempio Massimo
Fini che, intervenendo
a proposito dell’istituzione della Commissione, scrive
che non si possono proibire i sentimenti [2]. La
mia prima reazione, quando si è cominciato a parlarne, è stata
quella di trasformare la dicitura
“Commissione contro l’odio” in “Commissione dell’Amore”,
e associare una tale Commissione al “Ministero dell’Amore” di
orwelliana memoria. Queste sono battute scherzose, naturalmente,
ma
accennano a un problema serio, ovvero al problema se si stiano
lentamente erodendo, nei paesi avanzati, alcuni dei fondamentali
principi della civiltà occidentale, e, se questo è vero, quali ne
siano le cause. A questi problemi sono dedicate le riflessioni che
seguono.
II.
Introduzione
Il
punto di partenza delle mie considerazioni, lo sfondo generale nel
quale devono essere inquadrate, è la convinzione che la civiltà
occidentale stia vivendo gli ultimi anni della sua storia. La sua
organizzazione economica e sociale, che brevemente indichiamo col
termine “capitalismo”, sta ormai distruggendo le basi naturali e
sociali della sua stessa riproduzione. Si tratta di una società
entrata in una fase “autofagica”[3], che porterà alla sua fine
traumatica, probabilmente entro la fine di questo secolo. Ho
delineato uno schizzo di queste dinamiche in alcuni interventi
pubblicati in questo blog [4], interventi che riprenderò brevemente
più avanti. In questo scritto intendo evidenziare un aspetto
particolare ma significativo della crisi generale della civiltà
occidentale, ormai incipiente. È facile infatti prevedere che la
fine della civiltà occidentale coinvolgerà alcuni dei suoi valori
fondamentali, se non tutti. In particolare, la crisi ambientale, che
al momento si manifesta come mutamento climatico ma assumerà
probabilmente forme molteplici, imporrà severe restrizioni sulla
libertà delle scelte di vita individuali alle quali la società
contemporanea ci ha abituati. La lotta politica del futuro sarà
anche una lotta su quali restrizioni accettare e quali rifiutare.
Anche in vista di tali lotte politiche future, in questo scritto
intendo in primo luogo mostrare come alcuni dei valori fondamentali
della civiltà occidentale siano messi in discussione già oggi,
anche se in modi non del tutto espliciti. Intendo poi provare ad
elaborare una spiegazione di tale fenomeno. Alla fine cercherò di
trarre delle conclusioni “politiche” (in senso molto lato)
dall’analisi precedente.