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giovedì 8 aprile 2021

Un commento di Giulio Bonali

(Giulio Bonali aveva scritto un commento al mio intervento su "Fine partita". Per qualche motivo a me incomprensibile, il commento era finito fra lo spam e me ne sono accorto solo pochi giorni fa. Per scusarmi con Bonali lo pubblico allora come intervento M.B.)


Non mi soffermo ovviamente sul moltissimo che mi convince di queste 
lucidissime e disincantate riflessioni, ma mi permetto di accennare a 
qualche limitato motivo di dissenso (forse un po’ campato in aria, quasi 
completamente privo di conseguenze pratiche, ma spero di qualche interesse).
Pur convenendo sulla diagnosi e sulla pessimistica ma realistica prognosi 
qui formulate, personalmente sono propenso a considerare meno ineluttabile 
e quasi scontatamente fatale il corso che la storia umana ha preso negli 
ultimi secoli.
A mio parere davvero erano realmente presenti e percorribili le possibilità 
sinteticamente delineate e propugnate nel Manifesto del 1848 di Marx ed 
Engels, e il fatto che la storia abbia preso un’ altra strada ormai quasi 
sicuramente (dispongo di un invidiabile ottimismo della volontà!) 
irreversibile che ci stia portando ad esiti letteralmente “catastrofici a 
livello globale” (esiti non del tutto esclusi in quel geniale scritto: 
accenno pur timido alla “rovina comune delle classi in lotta” come 
possibile esito di ogni fase storica della lotta di classe alternativo all’ 
instaurazione rivoluzionaria di “superiori rapporti di produzione”).
Il problema era che per la realizzazione di queste potenzialità reali (in 
quanto tali) comuniste (indispensabili, come successivamente sarebbe 
divenuto sempre più evidente, alla sopravvivenza della civiltà umana), 
contrariamente a diffusissime deformazioni “meccanicistiche”, 
positivistiche, “oggettivistiche” o meglio “antisoggettivistiche” del 
marxismo, occorreva che complementarmente a questa reale tendenza oggettiva 
si realizzasse un’ adeguata soggettiva maturazione cosciente dei propri 
interessi più reali profondi e dei mezzi di una loro possibile 
realizzazione da parte della classe sociale priva della proprietà di mezzi 
di produzione che eccedessero la propria forza lavoro, cioé del 
proletariato (interessi più reali e profondi del proletariato che col 
passare del tempo sarebbe diventato sempre più evidente coincidere di fatto 
con gli interessi più reali e profondi dell’ umanità intera).
E ciò secondo me non era né ineluttabilmente scontato, ma nemmeno gli 
eventi di fatto successivi ne dimostrano un’ altrettanto ineluttabile 
irrealizzabilità.
Credo che ci sia un profondo motivo antropologico, quasi “primordiale”, con 
aspetti individuali e con aspetti sociali, alla base di questa condizione 
di non ineluttabilità; e cioé il fatto che il comportamento umano, in 
seguito alla storia naturale (l’ evoluzione biologica) si differenza 
nettamente da quello di ogni altra specie animale per il fatto di essere 
incomparabilmente più complesso e “creativo”, essendo separato da quello 
che si suol dire un vero e proprio “salto di qualità” rispetto a quello di 
tutte le altre specie, anche quelle ad essa più affini.
Salto di qualità che ha portato allo sviluppo, nell’ ambito della storia 
naturale, della peculiarissima storia umana.
L’ uomo, a livello individuale e sociale (di famiglia, di classe, ecc.) ha 
la possibilità di comprendere che sente molte aspirazioni e desideri i 
quali non possono quasi mai essere soddisfatti immediatamente ma spesso 
solo attraverso l’ impiego di mezzi adeguati, e inoltre mai possono essere 
soddisfatti integralmente, nella loro totalità, essendo oggettivamente la 
soddisfazione di taluni incompatibile con la soddisfazione di talaltri.
E’ la (limitata) ragione umana che può consentire di tentare di valutare al 
meglio gli alternativamente possibili “insiemi complessivamente 
soddisfattibili” di aspirazioni e desideri, di “soppesare” (vagamente; e 
non letteralmente misurare!) la portata o l’ entità di ciascuno di essi, 
oltre che i mezzi necessari allo loro soddisfazione.
Così può succedere e spesso succede a livello individuale che si compiano 
errori nella valutazione della realistica soddisfattibilità dei desideri e 
dei mezzi per ottenerla, nella valutazione degli insiemi di aspirazioni 
complessivamente soddisfattibili in quanto fra loro compatibili, nonché 
nella valutazione dell’ entità complessiva dei diversi insiemi soddisfabili 
in reciproca alternativa onde scegliere quelli più forti (compindo al 
meglio le proprie scelte); così non di rado ci si pente per aver preferito 
soddisfazioni limitate ma molto vicine nel tempo e dunque avvertite più 
fortemente (per esempio un’ alimentazione gustosa ma eccessiva ed 
insalubre, eccitanti esperienze sessuali non adeguatamente “protette”, un 
eccesso di divertimenti che impedisca un’ adeguata, faticosa preparazione 
ad impegni professionali prima o poi ineludibili, ecc.) anziché rinunciarvi 
come condizione per conseguirne successivamente di molto preferibili (ma al 
momento della scelta non avvertite nella loro reale entità in quanto remote 
nel tempo.
Mutatis mutandis qualcosa di analogo succede anche livello sociale: per 
fare un esempio molto banale é più facile votare uno Tsipras che promette 
un’ irrealistica resistenza senza rinunce e sacrifici alle vessazioni degli 
eurousurai che essere disposti ad affrontare anni di sudore, lacrime e 
sangue (per usare le parole di un bieco reazionario del secolo scorso) che 
sarebbero necessari per distruggere l’ Unione Europea e scampare ai suoi 
sempre ingravescenti massacri sociali.
Più in generale perché si potessero condurre per tempo lotte rivoluzionarie 
(non affatto irrealistiche ed impossibili né destinate ineluttabilmente 
alla sconfitta secondo me!) sarebbe stato necessario che le masse 
lavoratrici si rendessero conto -e la accettassero- della necessità di 
rinunciare, per un futuro lontano molto migliore, a limitati ma 
presentemente godibili compromessi riformistici e concessioni da parte 
delle classi sfruttatrici al potere.
Inoltre non solo, come diceva l’ eroe dell’ ecosocialismo Cico Mendes, l’ 
ambientalismo senza lotta di classe é giardinaggio”, ma un preteso 
ambientalismo “alla Greta Tumberg” che non preveda la rinuncia a tante più 
o meno piacevoli abitudini distruttive (forme esasperate di turismo, in 
particolare “invernale-sciistico”, il possesso di ingombranti e 
irrazionalistici SUV, magari “elettrici”, ecc., ecc. , ecc.) é un po’ come 
il fumare quattro pacchetti di sigarette al giorno sì, ma col filtro, 
illudendosi di prevenire il tumore ai polmoni, l’ infarto miocardico e 
quant’ altro.
Insomma secondo me siamo giunti a questa misera condizione non é perché 
Marx ed Engels fossero, malgrado le loro intenzioni, degli illusi utopisti 
che vagheggiavano un’ impossibile (inesistente) proletariato in grado di 
superare il capitalismo, ma invece perché razionalisticamente avevano visto 
la strada giusta possibilissima da percorrere, che tuttavia non é stata 
percorsa.

Sulle conclusioni concordo che sia necessario far di tutto per 
salvaguardare quanto più possibile della civiltà onde trasmetterlo 
attraverso il prossimo lungo periodo di barbarie alle lontane generazioni 
di un auspicabile “rinascimento.2”.
Ma secondo me é necessario soprattutto lottare fino alla fine per un esito 
alternativo dell’ attuale fase storica, per quanto ormai improbabilissimo, 
quasi certamente impossibile; e questo non solo per aggrapparsi ad un 
velleitario ottimismo della volontà, ma anche perché é pur sempre meglio 
“vendere cara la pelle” come i buoni bianchi circondati da orde di indiani 
incazzatissimi di certi pessimi film amerikani che calar le braghe.
Fuor di metafora, con gli antichi stoici ed epicurei credo che la virtù sia 
premio a se stessa, e che per vivere degnamente dobbiamo cercar fare fino 
all’ ultimo quel che si può cercare di fare per la civiltà e il progresso 
umano anche di fronte alla sconfitta quasi certa e al limite pure certa 
tout court. Puramente e semplicemente perché questo significa “vivere bene“.
Ma ti dirò di più.
Personalmente metto in conto anche la possibilità di una vera e propria, 
letterale “estinzione prematura e di sua propria mano” (Sebastiano 
Timpanaro) dell’ umanità (oltre che di tantissime altre specie viventi, 
come sta già accadendo; ma ovviamente la storia naturale continuerà il suo 
corso, del tutto leopardianamente indifferente alla nostra sorte, malgrado 
la gravissima mutilazione o “potatura antropica” subita).
Anche se questo dovesse essere l’ esito delle nostre lotte, esse dovrebbero 
comunque essere combattute fino in fondo, “fino alla disperazione” per 
poterci guardare allo specchio ed essere contenti di noi.
Mi consola e conforta anche (residuo ineliminato dell’ educazione religiosa 
ricevuta in famiglia nei lontani anni della mia infanzia?) il pensiero che 
nell’ universo infinito:
da qualche parte su altri pianeti la vita avrebbe potuto comparire ma non 
superare la condizione dei batteri procarioti);
da qualche altra parte potrebbe non aver superato la condizione degli 
eucarioti monocellulari;
da qualche altra parte potrebbe non aver superato la fase comprendente 
animali e piante pluricellulari ma non autocoscienti, parlanti, erogatori 
di pluslavoro (come siamo noi uomini; così sarebbe stato anche su questo 
pianeta se, per qualche anche modesta diversità delle sue condizioni 
fisiche, chimiche, biologiche di allora, insieme ai dinosauri si fossero 
estinti anche i precursori degli odierni mammiferi);
da qualche parte (come quasi sicuramente da noi) la presenza umana (o 
“similumana”) potrebbe non superare la fase capitalistica (o 
“similcapitalistica”) ed esitare nella sua estinzione prematura e di sua 
propria mano.
Ma da qualche altra parte ancora certamente il potenziale superamento del 
capitalismo (o “similcapitalismo”) certamente si attuerà. E quei fortunati 
soggetti coscienti che l’ avranno vittoriosamente conseguito penseranno a 
noi sfortunati che altrove siamo stati sconfitti con rispetto e 
ammirazione, come noi pensiamo a Spartaco, a Hus a Gioacchino da Fiore, a 
Giordano Bruno, ai Comunardi, a Salvador Allende (che per quel che mi 
riguarda ha potentemente contribuito a cambiare profondamente e molto in 
meglio la mia vita) e a tanti altri rivoluzionari caduti ma non sconfitti.
Grazie per l’ attenzione (non so se lo rammenti, ma qualche anno fa abbiamo 
avuto modo di vederci fugacemente in occasione di qualche iniziativa contro 
l’ imperialismo e di te ho un buon ricordo).

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