giovedì 24 maggio 2018

Una lettera di Paolo Savona

In queste ore si discute della candidatura di Paolo Savona a Ministro dell'Economia. Mi sembra interessante rileggere questa sua lettera aperta, di qualche anno fa, che il sito "Sollevazione" ha opportunamente ripubblicato.

http://sollevazione.blogspot.it/2015/08/non-cediamo-alla-ue-la-nostra-sovranita.html

domenica 13 maggio 2018

Un'inchiesta sulle classi popolari

Un'interessante iniziativa di ricerca sociale:

http://sbilanciamoci.info/lavoro-politica-uninchiesta-sulle-classi-popolari/

Dalla ricerca risulta che i temi che stanno più a cuore alle persone intervistate sono il lavoro, la sanità, la casa, e che "la richiesta è quella di più Stato e più servizi pubblici".

sabato 12 maggio 2018

Consolazioni

Sono convinto che la nostra civiltà sia destinata a sparire, in tempi non lunghissimi. In genere è un pensiero che mi rattrista. Poi mi capita di ascoltare l'intervista che trovate nel link seguente, e allora mi consolo. Se tutto quello che la nostra civiltà riesce a produrre sono tizi come questo "Capo Plaza", forse è davvero il tempo di sparire

http://www.ilsecoloxix.it/p/eventi/2018/05/09/ACEV4jeD-feltrinelli_vogliamo_annoiarci.shtml

martedì 1 maggio 2018

Sul concetto di verità (P.Di Remigio)


(Riceviamo da Paolo Di Remigio, e volentieri pubblichiamo, questo articolo, già apparso in "Appello al popolo". M.B.)




Sul concetto di verità

Paolo Di Remigio

Da almeno due secoli, anziché offrire la forma definitiva della conoscenza, la filosofia rassicura che la verità sia inopportuna, e in parte escogita labirinti di pensiero alternativi al percorso logico, in parte la diffama pretendendo di scorgervi il proposito di un atteggiamento totalitario – da una parte una scuola europea legata a una filosofia della storia sempre più esangue rifiuta la verità come superficiale, dall’altra una filosofia nord-atlantica legata a una concezione sempre più oscurantista della scienza la ritiene incompatibile con la democrazia-liberale, che si attiene alla diversità delle opinioni come dato ultimo legittimo.
La verità è il linguaggio umano che si trova in accordo con la realtà – adaequatio rei et intellectus è la splendida definizione scolastica: non soltanto res ma accordo tra la res e l’intellectus. La sua immagine mitica sono i nomi che Adamo assegna alle creature. Il rifiuto della verità è dunque il rifiuto dell’accordo tra soggetto e oggetto: il soggetto può preferire la sua insufficienza e tenersi estraneo l’oggetto. Il soggetto può scegliere il falso.
L’essere una scelta pone la falsità nella sfera dell’etica; le sue forme possono essere ricavate da questa. Tre sono le forme giuridiche dell’illecito: quella per cui si vuole il diritto in generale, ma ci si attribuisce un diritto particolare altrui, l’inganno con cui si lede la sostanza del diritto altrui rispettandone l’apparenza, il delitto che annulla l’essenza e l’apparenza del diritto. A queste tre forme giuridiche corrispondono solo due forme morali – volere il diritto in generale è infatti l’essenza della morale : l’ipocrisia e la coscienza assoluta che trasforma in legge il suo arbitrio[1]. Poiché la verità non dipende soltanto dall’intenzione del soggetto, la falsità ha di nuovo tre forme: l’errore, se senza intenzione si è fuorviati da un’apparenza; la menzogna, se si svia con intenzione, cioè se ci si riserva una verità e si comunica agli altri un’apparenza; l’idealismo soggettivo, quando si squalifica la realtà necessaria rispetto al possibile. Mentre gli errori non chiedono di meglio che di essere corretti e sono anzi un momento della stessa esposizione della verità, la menzogna è il mezzo usuale della strategia manipolativa; molto del disprezzo attuale che si mostra alla verità, l’abitudine a considerarla impotente, è generato dalla rassegnazione o dalla condiscendenza alla menzogna universale che soffoca la modernità: emancipandosi dalla religione medievale disprezzata come impostura dei preti, l’illuminismo ha creato il giornalismo, ossia la comunicazione come merce, che mente programmaticamente per timore di perdere il committente o il cliente. Il vertice estremo del falso, l’idealismo soggettivo, è la sovranità del soggetto che si tiene alla sua idea per evitare la fatica dell’imparare, che dice di preferire il suo percorso di ricerca alla meta della scoperta, che sostituisce il godimento dell’accordo con l’oggetto con il sentimento di onnipotenza suscitato dal cosciente discordare da sé. Il suo principio è il disprezzo della logica.