Un intervento di Heiner Flassbeck, dal sempre benemerito "Voci dall'estero"
http://vocidallestero.it/2018/03/11/flassbeck-il-disastro-delleuro/
lunedì 12 marzo 2018
sabato 10 marzo 2018
La guerra di Corea (P.Di Remigio)
(Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa riflessione di Paolo DI Remigio sulle radici storiche dell'attuale situazione coreana M.B.)
LA GUERRA DI COREA
Paolo Di Remigio
I contorni che la stampa
delinea della Corea del Nord compongono un’immagine univoca: uno ‘Stato
canaglia’, cioè uno Stato di troppo, con una popolazione affamata e
disumanizzata da un regime terroristico, che riconosce come guida suprema la
versione orientale dello stereotipo hollywoodiano dell’imperatore Nerone. Che
sia vero, esagerato o falso, questo quadro non dispensa dalla spiegazione
storica; tanto più che i recenti avvenimenti testimoniano con chiarezza una
sorprendente volontà di pacificazione tra le due Coree e atteggiamenti di
inesorabile intransigenza negli esponenti dell’amministrazione statunitense. La
spiegazione di questi fenomeni è ciò che i libri di storia, con un termine che
in realtà ne pregiudica la comprensione, chiamano ‘guerra di Corea’.
La democratizzazione
verificatasi dagli anni ‘90 in Corea del Sud, tra gli altri risultati, ha
consentito di istituire una Commissione coreana per la verità e per la
riconciliazione[1],
i cui lavori, insieme a quelli di una nuova leva di storici sudcoreani,
hanno ricostruito un’immagine della guerra di Corea del tutto differente
rispetto al racconto e alle spiegazioni che gli americani avevano finora
proposto. Nel 1950 questi avevano parlato di un’azione di polizia
internazionale; poi, negli anni ‘60, di guerra limitata; negli anni ‘70-80, di
guerra sconosciuta o dimenticata; negli anni ‘90, con l’accesso ai documenti
dell’ex Unione Sovietica, hanno riproposto la versione dell’espansionismo del
comunismo internazionale. Secondo la ricostruzione storica recente, la guerra
di Corea nasce invece nel contesto dell’imperialismo giapponese in Estremo
Oriente.
Nel 1910 i giapponesi
trasformano in colonialismo il loro protettorato sulla Corea acquisito nel 1905
e con il motto Nae-son-il-chae (letteralmente:
Giappone Corea un corpo) impongono il genocidio culturale dei coreani. Non
tarda a manifestarsi una resistenza coreana al colonialismo giapponese;
duramente repressa dai giapponesi, è costretta a sconfinare in Manciuria; così,
quando nel 1931 i giapponesi la strappano alla Cina creandovi lo Stato
fantoccio del Manciukuò, dell’estesa guerriglia contro l’occupazione giapponese
sono protagonisti non soltanto i cinesi ma anche i coreani guidati da Kim
Il-sung.
Con lo scoppio della
seconda guerra mondiale i giapponesi esasperano il genocidio culturale e
inaugurano uno schiavismo senza ipocrisie: più di due milioni di coreani sono
deportati in Giappone per essere sostituiti ai lavoratori giapponesi arruolati
(è tale la presenza coatta coreana in Giappone che 40.000 delle 140.000 vittime
di Hiroshima e Nagasaki sono coreane), da 50000 a 300000 ragazze
(l’imprecisione del numero è una responsabilità dei governi giapponesi che
rifiutano di aprire gli archivi), per lo più coreane, sono reclutate come
‘donne di conforto’ da stuprare nei bordelli militari al fronte.
venerdì 9 marzo 2018
Il popolo non è bue
Un bell'intervento di Leonardo Mazzei
http://sollevazione.blogspot.it/2018/03/il-popolo-non-e-un-bue-di-leonardo.html
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giovedì 8 marzo 2018
martedì 6 marzo 2018
Sensazionale
Pare che Carlo Calenda abbia motivato il crollo nei consensi con la sensazione data dai partiti progressisti di essere «partito delle élite». Chi l'avrebbe mai detto.
lunedì 5 marzo 2018
Un filo di razionalità
Non c'era molto da aspettarsi da queste elezioni, però quel poco che si poteva sperare in effetti è accaduto davvero: il PD ha ricevuto una sonora batosta, la sinistra in generale è ridotta a poca cosa. Questo è un dato positivo, forse l'unico di queste elezioni. Non tanto per quello che adesso potrà succedere (su questo non mi azzardo a fare previsioni) quanto perché la disintegrazione della sinistra sembra indicare che sta emergendo negli elettori un filo di razionalità. Ovvero, se per decenni continui a massacrare la tua base sociale, non puoi sperare che continuino in eterno a votarti. C'è voluto un sacco di tempo, la base sociale popolare della sinistra ha dimostrato davvero una pazienza infinita, ma adesso finalmente i ceti politici della sinistra stanno ricevendo il giusto compenso per le politiche antipopolari da essi perseguite per decenni.
Un discorso diverso va fatto, ovviamente, per "Potere al popolo", che rappresenta piuttosto l'ennesima dimostrazione dell'assoluta incapacità della sinistra radicale di uscire dal proprio ghetto. Si tratta di realtà (partitini, centri sociali e cose simili) che hanno fatto della marginalità e dell'irrilevanza una scelta di vita, e meritatamente ottengono ciò a cui aspirano.
Alla fine ognuna delle varie anime della sinistra riceve ciò che merita. Requiescant.
Un discorso diverso va fatto, ovviamente, per "Potere al popolo", che rappresenta piuttosto l'ennesima dimostrazione dell'assoluta incapacità della sinistra radicale di uscire dal proprio ghetto. Si tratta di realtà (partitini, centri sociali e cose simili) che hanno fatto della marginalità e dell'irrilevanza una scelta di vita, e meritatamente ottengono ciò a cui aspirano.
Alla fine ognuna delle varie anime della sinistra riceve ciò che merita. Requiescant.
sabato 3 marzo 2018
L'euro è un disastro
Dal sempre benemerito "Voci dall'estero"
http://vocidallestero.it/2018/03/02/leuro-e-un-disastro-produce-dolore-inutile/
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