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venerdì 27 novembre 2015

Valutazioni

Riceviamo da Paolo Di Remigio, e volentieri pubblichiamo
(M.B.)




Comitato di Valutazione
(P. Di Remigio)


In questi giorni si riuniscono in ogni Istituto scolastico i Collegi dei docenti per eleggere i loro due rappresentanti al Comitato di Valutazione, cui la legge 107/2015, quella cosiddetta della “Buona scuola”, assegna il compito di stabilire i criteri per valutare non più soltanto l’anno di prova degli insegnanti neo assunti, ma anche la didattica degli insegnanti già in ruolo, così da assegnare un bonus ai più meritevoli. È evidente che nel valutare i meritevoli il Comitato determinerà anche che cosa sia il merito dei docenti, dunque indirizzerà la didattica della Scuola Pubblica.


Ci sono due modi di valutare un lavoro: considerandone le procedure di attuazione e considerandone i risultati. È evidente che la valutazione del risultato è quella veramente decisiva: nessuno lavora per lavorare, tutti lavorano per ottenere qualcosa. Nel caso della scuola, alla società, alla famiglia non interessa tanto il come della didattica, quanto se gli alunni raggiungono le conoscenze e le competenze necessarie alla vita e al lavoro. La valutazione di un lavoro secondo le procedure può avere la sua utilità solo quando si voglia evitare il pericolo di sottoutilizzare i mezzi o abusarne; è però opportuno ricordare che è possibile ricorrere alle procedure più complesse e innovative, senza ottenere risultati. Proprio questo, anzi, è quanto la scuola sta sperimentando da molti anni. La legge 107/2015 rafforza questa tendenza. Il comma 129 stabilisce infatti che il lavoro degli insegnanti sia valutato in base ai risultati e in base al processo; ma trascura di apprestare gli strumenti per la valutazione dei risultati, lasciando il compito alla semplice fantasia dei Comitati di valutazione. Questi hanno quindi a disposizione solo gli strumenti già esistenti. Gli strumenti di valutazione dei risultati didattici già esistenti sono le prove INVALSI e l’indagine Eduscopio della Fondazione Agnelli. Entrambi forniscono dati del tutto insufficienti alla formulazione di criteri di valutazione della didattica dei singoli insegnanti: le prove INVALSI riguardano infatti soltanto due discipline, matematica e italiano, alla fine delle scuole medie e dopo il biennio superiore, trascurano dunque i risultati della maggior parte dei docenti; l’indagine Eduscopio dà una valutazione del risultato didattico del Consiglio di classe nel suo complesso ed è del tutto inutilizzabile per determinare la consistenza dell’apporto dei singoli insegnanti. Il Comitato di valutazione non può determinare criteri sulla base dei risultati della didattica; sarebbe dunque costretto a determinarli sulla base del processo. Così si espone però a un doppio pericolo. Non solo a quello già accennato, di indirizzare la didattica verso la procedura, trascurando il risultato, e questo porterebbe in breve alla distruzione definitiva della Scuola Pubblica; ma anche a una palese violazione della Costituzione. All’art. 33 questa stabilisce che «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento», ossia, purché insegni l’arte e la scienza entro le norme generali dettate dalla Repubblica, l’insegnante è libero, cioè la scelta e l’attuazione delle procedure didattiche sono sua competenza. La valutazione delle procedure didattiche è dunque, oltre che tecnicamente pericolosa, contraria alla Costituzione. L’imbarazzo e il disorientamento dei legislatori, che dopo aver imposto con una fretta inspiegabile la valutazione del merito didattico alle scuole, rinunciano a determinarne gli strumenti e scaricano sui Comitati di valutazione l’onere di farlo, è evidente nello stesso testo della legge. Il comma 130 stabilisce infatti: «Al termine del triennio 2016-2018, gli uffici scolastici regionali inviano al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca una relazione sui criteri adottati dalle istituzioni scolastiche per il riconoscimento del merito dei docenti … Sulla base delle relazioni ricevute, un apposito Comitato tecnico scientifico nominato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca … predispone le linee guida per la valutazione del merito dei docenti a livello nazionale». Forse non è inutile osservare che per predisporre le linee guida occorre elaborarle prima che siano applicate, e non dopo, sulla base delle relazioni ricevute. Gli insegnanti valutino con attenzione tutto questo prima di procedere alle loro scelte.

giovedì 26 novembre 2015

Siamo mainstream

Dopo Goofynomics e Vocidallestero, segnaliamo anche noi questo intervento, nel quale autorevolissimi economisti elaborano una "consensus narrative" sulla crisi dell'euro, che nella sostanza ricalca le cose che andiamo ripetendo più o meno dal 2011. In sostanza, abbiamo vinto, almeno sul piano intellettuale (non su quello politico). Ovviamente altri hanno avuto una parte molto maggiore della nostra, in questa vittoria. Ma, nel nostro piccolo, abbiamo investito lavoro ed energie in questa battaglia. E ci siamo scontrati con un certo numero di muri di gomma. Il risultato di questo percorso è, per quanto mi riguarda, un radicale pessimismo sulle possibilità di costruzione di un soggetto politico antisistemico. Le aree culturali e politiche antisistemiche sono state quelle più solerti nella costruzione di muri di gomma. Tutto questo impone delle riflessioni.
(M.B.)

martedì 24 novembre 2015

Forse una poesia

Non abbiamo mai pubblicato "cose" di questo tipo. C'è sempre una prima volta. L'ho scritta perché sono stato toccato dalla sorte di Valeria Solesin.
(M.B.)


Parigi 13-11-15

Schiudi inferno la bocca ed inghiotti
nel tuo grembo l'intero creato
sull'ignoto assassino esecrato
le tue fiamme discendano o ciel.

Faceva freddo a Parigi
l'inverno del '90-'91.
Giravo la sera con altri giovani esseri umani
fra una mostra ed un concerto.
Non volevamo perderci nessuna
delle meraviglie
della Ville Lumière

O gran dio, che ne' cuori penetri
tu n'assisti, in te solo fidiamo;
da te lume, consiglio cerchiamo
a squarciar delle tenebre il vel!

Seguivo concerti di musica mongola
rassegne di film sovietici dell'Asia centrale
al museo Guimet camminavo
fra nuvole di porcellane colorate
(famille verte, famille rose)

L'ira tua formidabile e pronta
colga l'empio, o fatal punitor;
e vi stampa sul volto l'impronta
che stampasti sul primo uccisor.

Senza saperlo,
ricalcavo le orme
di infiniti giovani
venuti da tutte le province del mondo
lungo uno o due secoli
gli occhi ben aperti
il cervello teso allo spasimo
per vivere fino in fondo
il pulsare appassionato
di una civiltà.

A scuola, dopo i morti,
avete letto poesie sull'amore
e avete scritto i vostri pensieri
tu hai parlato degli sguardi degli animali
come frecce di tenerezza

Forse volevi dire
che ogni vita ci riguarda

Valeria nelle foto ha uno sguardo pulito
faceva volontariato per Emergency

Molto tempo fa, qualcuno scrisse
che senza carità
diventano mostri
fede e speranza

Alcuni di noi,
americani e britannici su tutti
hanno flirtato col jihadismo.
Spesso lo hanno armato e finanziato
per provvisori fini propri
salvo poi perdere il controllo
del mostro
che avevano contribuito a creare”

Il Signore gli rispose:
Orbene, chiunque ucciderà Caino, sarà punito sette volte tanto”.
Poi il Signore mise un segno su Caino affinché,
chiunque lo incontrasse, non lo uccidesse.






(“Schiudi inferno la bocca ed inghiotti ecc”, assieme alle due citazioni seguenti, è il testo del coro nel finale del primo atto del “Macbeth” di Verdi. Si può notare che Macbeth e la sua donna, i due assassini, cantano assieme agli altri il loro orrore per l'omicidio del re;

famille verte, famille rose: stili di porcellana cinese;

"tu hai parlato ecc.": mia figlia;

Molto tempo fa, qualcuno scrisse ecc.": Pasolini, in un articolo del 1968;

Alcuni di noi ecc”: da un articolo di Lucio Caracciolo, su “Repubblica" del 17-11-15;

Il signore gli rispose ecc.”: Genesi, 4,15).













domenica 22 novembre 2015

Perfino il "Sole"

Riprendo dal sito "Sollevazione" la segnalazione di questo interessante articolo pubblicato sul "Sole-24ore". Se perfino sul giornale della Confindustria compaiono queste analisi, forse qualcosa sta cambiando.


http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-11-19/la-saudi-connection-che-frena-lotta-all-isis-073642.shtml?uuid=ACDLcDdB

sabato 21 novembre 2015

Riflessioni di Giannuli

I diversi interventi di Giannuli sui recenti fatti di terrorismo, pubblicati nel suo blog, contengono molte riflessioni interessanti. Vi segnaliamo uno di questi interventi:


http://www.aldogiannuli.it/isis-lerrore-di-partenza/

venerdì 20 novembre 2015

Lucidità di Lucio

Lucio Caracciolo è senz'altro un intellettuale mainstream, lontano dalle idee che sosteniamo in questo blog, ma sa essere molto lucido:


http://spogli.blogspot.it/2015/11/repubblica-17.html

giovedì 19 novembre 2015

Scusarsi? Con la Fallaci?

Fra i discorsi strani (per non dire altro) che si sono sentiti dopo la tragedia di Parigi, uno dei più strani è quello secondo cui bisognerebbe "scusarsi con Oriana Fallaci". Ammetto che una cosa del genere non me la aspettavo proprio. Per fortuna Alessandro Robecchi ha detto a questo proposito le cose essenziali, quindi posso limitarmi a segnalarlo:



domenica 15 novembre 2015

Effetti

I primi licenziati da Jobs Act:


http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/14/jobs-act-ecco-i-primi-licenziati-a-tutele-crescenti-a-casa-dopo-otto-mesi-di-lavoro/2217571/


Il caso singolo ovviamente non ha grande significato macroeconomico. Però colpisce quanto sia facile licenziare persone che avevano un contratto "a tempo indeterminato". Ma si sa, adesso c'è lo smartphone, mica più i gettoni telefonici.
(M.B.)

sabato 14 novembre 2015

Un po' di buon senso

Sull'ennesimo orrore, questa volta a Parigi, si sprecheranno come sempre molte parole. Non vogliamo aggiungerne altre, che sarebbero inutili, ma ci limitiamo a segnalare questo intervento di Fraioli, di esemplare buon senso


http://egodellarete.blogspot.it/2015/11/la-verita-e-che-non-sappiamo-la-verita.html#comment-form



"Prima che sia troppo tardi" (2008)


Autocritica
Ripubblico un intervento scritto nel 2008 assieme a Bontempelli. In esso cercavamo di indicare quali potevano essere i punti fondamentali di una nuova forza politica in grado di lottare contro il degrado civile al quale ci sta portando l'attuale organizzazione sociale. Rileggendolo, mi sembra di poter affermare che le tesi fondamentali in esso esposte abbiano retto al passare del tempo, e che i punti che avevamo all'epoca delineato siano ancora validi. Certo, nel frattempo ho aggiunto alle mie riflessioni la tematica dell'uscita da euro/UE, ma non vedo nessuna contraddizione: quest'ultima tematica si inserisce senza problemi nello schema generale a suo tempo delineato. Sulla tenuta intellettuale, teorica, di quanto scritto da Massimo e me all'epoca, non mi pare ci sia quindi nessuna autocritica da fare. Diverso è il discorso per quanto riguarda la valutazione politica di questo documento. Nello scriverlo, infatti, assumevano implicitamente che avesse appunto senso scriverlo: cioè che vi fosse una possibilità concreta di nascita di una forza politica avente le caratteristiche delineate, forza politica alla quale le nostre riflessioni generali potevano essere utili. Rispetto a questa valutazione implicita penso adesso di poter affermare che ci eravamo sbagliati. In questi anni ho partecipato direttamente ad alcuni tentativi di costruzione di una forza politica di quel tipo, e altri ne ho seguiti indirettamente. Si è sempre trattato di tentativi generosi, portati avanti da persone oneste e serie, che non hanno in sostanza mai portato a nulla, dando luogo, nei casi migliori, a piccole realtà di nicchia del tutto ininfluenti (nei peggiori, sono esplosi fra scontri e dissapori vari). Si potrebbero fare lunghe analisi per capire i motivi di tutto ciò, e spero di poter dare qualche contributo a questo proposito in futuro. In ogni caso, la discussione su quali fossero nel 2008 le possibilità concrete di costruzione di una forza antisistemica del tipo delineato, è ormai oggi una questione del tutto accademica: infatti, qualsiasi fosse la situazione nel 2008, è chiaro che l'entrata in campo del Movimento 5 Stelle ha cambiato radicalmente i dati del problema, togliendo ogni spazio politico ad una formazione politica antisistemica. Ma allora, oggi in Italia, che fare? Se al verbo “fare” diamo un significato ampio, ci sono ovviamente moltissime cose che si possono fare, per cercare di diffondere le idee “antisistemiche”: usare la rete, parlare con gli amici e i conoscenti, organizzare incontri, gruppi di studio e di discussione, e così via: ognuno può immaginarsi le azioni di questo tipo più adatte alle proprie possibilità. Se invece per “fare” si intende, in senso più ristretto, l'azione politica, allora credo di poter concludere che l'unica cosa che si può fare, oggi in Italia, è o entrare nel Movimento 5 Stelle oppure cercare in qualche modo di influire sul suo dibattito interno. Con questo non intendo dire che si tratti di qualcosa di facile, o che ci siano molte possibilità di trasformare il M5S in un vero movimento politico anticapitalistico: dico solo che sono uguali a zero le possibilità di costruire qualcosa di sensato al di fuori del M5S. Questo, almeno nel breve e medio periodo, perché in questa fase il M5S ha occupato lo spazio politico dell'opposizione. E quello che succede nel lungo periodo, non credo ci sia bisogno di ricordarlo ai lettori di questo blog. Ho tardato a rendermi conto di questo, cioè del fatto che sono nulle le possibilità di costruzione di una forza politica antisistemica esterna al M5S, e su questo faccio la mia autocritica.
(Marino Badiale)



domenica 8 novembre 2015

Famiglia e contratto (P.Di Remigio)

La famiglia tiene ormai uniti solo due tipi di scambio tra gli individui. Mentre una volta, quando l'arretratezza tecnica provocava la differenza tra lavori femminili e lavori maschili, integrava la produttività dell'uomo e quella della donna, dopo l'industrializzazione la famiglia continua a unire solo lo scambio orizzontale e quello verticale tra gli individui: il rapporto tra i sessi e il rapporto tra le generazioni. Sembra però che nello stesso modo in cui il lavoro si è separato dall'unità familiare, così debbano staccarsi l'una dall'altra anche la sessualità e la generazione; così la stessa famiglia cesserebbe di avere una funzione e finirebbe. In quanto si intestardisce a conservarsi tenendole unite, la famiglia appare un residuo del passato, superata da nuove e più moderne forme di sessualità e da nuove e più moderne forme di riproduzione.
In che consistano queste novità e modernità è subito chiaro. La separazione tra sesso e generazione ne fa beni scambiabili contrattualmente, merci; infatti il rapporto tra i sessi senza riproduzione, cioè il piacere sterile, è non solo sessualità occasionale ed eventualmente omosessuale, ma anche e soprattutto sessualità mercenaria; da parte sua la riproduzione separata dal piacere sessuale è un'operazione tecnica, così diventa un servizio scambiabile in forma contrattuale. Questo risultato è generalizzabile: quando sono attribuiti a un grado del progresso umano, «nuovo», «moderno» esprimono invariabilmente l'espansione della merce: il rinnovamento e la modernizzazione sono in realtà l'espandersi del contratto.
La tendenza degli scambi umani ad assumere la forma di contratto appare in un'aura progressiva. Il contratto implica infatti la persona, ossia l' individuo cui è riconosciuta volontà inviolabile. Poiché nell'ambito del capitalismo è persona, il lavoratore stipula un contratto col proprietario dei mezzi di produzione: in cambio di un salario cede al capitalista ciò che questi gli fa produrre nelle ore di lavoro concordate. Non sempre è stato così: il lavoratore del mondo classico poteva essere schiavo, cioè addirittura una merce, il lavoratore del mondo feudale dipendeva dal signore. La trasformazione del lavoratore in persona che è vincolata a un contratto liberamente stipulato è un immenso progresso dell'idea di libertà; l'asimmetria del rapporto tra proprietario del mezzo di produzione e nullatenente ne è in ogni caso ridotta. Più problematico appare invece il progresso della libertà quando la forma del contratto investe rapporti determinati, più che da una uguaglianza astratta, da una reciproca appartenenza tra individui che comporta per loro diritti e doveri. Le persone in senso stretto non hanno diritti e doveri tra loro, se non quello di capitale importanza, certo, ma pur sempre negativo, di non ledere la personalità altrui. I rapporti di reciproca appartenenza contengono invece per gli individui che ne sono membri l'obbligo positivo di volere l'unità, di favorirne attivamente la conservazione con la cura dei doveri. Da questi rapporti è circoscritto l'ambito dell'eticità, ossia in primo luogo lo Stato, nel quale le leggi stabiliscono i diritti e i doveri dei cittadini, in secondo luogo la famiglia, in cui l'affetto stabilisce i diritti e i doveri tra uomo e donna e tra genitori e figli. Che possa non essere riducibile a contratto, non implica che l'ambito etico debba essere privo di scambio; esiste uno scambio non contrattuale, anzi è la forma originaria dello scambio1, che è il dono. Tra dono e contratto la differenza è evidente: mentre questo tiene separati coloro che lo stringono, che restano perciò personalità indifferenti, quello stabilisce o consolida un legame, un rapporto di dipendenza reciproca tra individui.

giovedì 5 novembre 2015

La forza di Renzi


Dopo Italicum e Jobs act, Renzi ha ottenuto anche la cosiddetta riforma del Senato. Senza grosse difficoltà, in questo caso come nei precedenti. A Renzi sta riuscendo, con una certa facilità, ciò che Berlusconi ha tentato inutilmente (o quasi) di fare per vent'anni. Penso sia il caso si chiedersi le ragioni di questa forza. Per rispondere, bisognerebbe prima chiedersi le ragioni della “debolezza” di Berlusconi. Mettiamo“debolezza” tra virgolette, perché ovviamente la parola è da prendere cum grano salis. Berlusconi ha sempre avuto, ed ha tuttora, un grande potere, i cui vari aspetti diamo qui per noti. Osserviamo solo che la sua vita politica copre gli ultimi vent'anni: in questi vent'anni egli è stato al potere per circa dieci, ed è stato comunque influente anche negli altri dieci. Ma sono proprio i dati oggettivi che mostrano la reale forza di Berlusconi a porre con evidenza il problema. Come mai in vent'anni di attività politica ai massimi livelli egli non è riuscito a devastare la Costituzione, conculcare la democrazia e abbattere i diritti dei lavoratori in maniera così completa come è riuscito in pochissimo tempo a Renzi? La prima risposta che viene in mente è che Berlusconi era sì forte, ma ha anche suscitato contro di sé forti opposizioni. Il ceto politico si è sempre profondamente diviso, di fronte ai suoi tentativi di cambiamenti regressivi delle istituzioni. Ma perché? Non certo per motivi morali o ideali. L'attuale ceto politico non conosce né etica né idee. Poiché l'unica cosa che esiste, per l'attuale ceto politico, sono gretti interessi materiali, è evidente che il problema di Berlusconi stava nel fatto che egli non era in grado di soddisfare tutti questi interessi, o almeno una loro parte tanto consistente da dargli maggioranze capaci di fare ciò che ha fatto Renzi. In sintesi, non c'era trippa a sufficienza per tutti i gatti, o almeno per una loro parte consistente. E la lotta spietata per accaparrarsi le risorse dell'apparato statale rendeva impossibili accordi sufficientemente saldi da far passare grandi cambiamenti istituzionali. Ma cos'è cambiato con Renzi? È evidente che le risorse statali non sono aumentate. Perché adesso si riesce a coagulare un consenso del ceto politico?

mercoledì 4 novembre 2015

Sapevano tutto

W.Munchau, tradotto su "Vocidallestero", ci spiega che i sostenitori dell'euro, tra i quali egli stesso all'inizio, avevano ben chiaro che esso non poteva funzionare se non imponendo drastiche misure deflattive. Peccato che la cosa non sia ancora chiara a molti "anticapitalisti", in Italia e altrove.
(M.B.)


http://vocidallestero.it/2015/11/02/munchau-sul-ft-leuro-e-lespansione-ecco-i-due-grandi-errori-che-hanno-rovinato-leuropa/

lunedì 2 novembre 2015

domenica 1 novembre 2015

Un intervento di Ugo Boghetta

Segnalo un intervento di Ugo Boghetta, membro della Direzione Nazionale del PRC, che dice cose molto sensate. Era quello che speravo anni fa: sentire un politico ragionare in questo modo, dimostrando quindi di aver capito le cose essenziali. Purtroppo temo che questo sia troppo poco e troppo tardi. Troppo poco nel senso che le posizioni di Boghetta, a quel che ne so, sono tuttora minoritarie in Rifondazione. E se la maggioranza di quel partito ancora non vuole capire, dopo i recenti avvenimenti greci, significa che davvero non capirà mai. Troppo tardi perché temo che ormai le tecniche di "shock economy" applicate dai ceti dominanti abbiano largamente raggiunto i loro obiettivi. Resta qualche spazio di resistenza nella battaglia per i referendum, per la quale bisognerà fare il possibile.
(M.B.)


https://www.youtube.com/watch?v=ke9B5XJoinU